Da Montelupo a Pescia fino al Casentino le opere degli Uffizi escono dai depositi
L’obiettivo è valorizzare le Ville medicee o i piccoli musei in giro per la Toscana: già individuate cinque destinazioni
Gabriele Rizza
FIRENZE. La nuova vita degli Uffizi, in attesa della riapertura post pandemia, ha un preciso sviluppo in termini di “diffusione”. Diffusione come espansione territoriale, come presupposto di valorizzazione artistica, come viatico di visibilità oltre le mura della fabbrica vasariana, come allargamento del potenziale narrativo della galleria attraverso l’acquisizione di spazi dove allocare opere altrimenti destinate a restare nei depositi. Una bella idea che sollecita attenzioni e smuove capacità attrattive di comuni e territori.
Un progetto questo degli “Uffizi diffusi” lanciato dal direttore Eike Schmidt che si candida a trasformare il profilo culturale, oltre che espositivo, della nostra regione. Schmidt si è messo all’opera. Ha visitato borghi e musei, ha incontrato sindaci e assessori, sondato disponibilità, ascoltato commenti, intercettato suggerimenti. Tutti d’accordo. La cosa s’ha fare. Ora che i soldi europei dovrebbero arrivare copiosi, perdere una simile occasione sarebbe da sprovveduti. Le prime tappe di questa delocalizzazione dai contorni rivoluzionari, a prescindere da quelli che potranno essere gli esiti finali –sono numerose le location che aspirano a farne parte, si parla di una cinquantina, fra cui le livornesi Terme del Corallo – comprendono per ora il Museo di Anghiari che accoglierà la “Tavola Doria”, la copia più celebre dell’affresco di Leonardo mai stato realizzato, più altri dipinti collegabili alla mitica battaglia; il Museo civico di Pescia, dove troveranno ospitalità una decina di opere del Medioevo e del primo Rinascimento; il Centro visite del Parco foreste casentinesi dove arriverà il “Ritratto di Dante” realizzato da Andrea del Castagno; la Villa medicea di Careggi dove saranno esposte opere relative alla nascita dell’Accademia neoplatonica di Marsilio Ficino che qui ebbe sede; ma il “pezzo” che sta più a cuore a Schmidt è la Villa medicea di Montelupo.
«Il recupero dell’Ambrogiana – dice Schmidt – rappresenterà una acquisizione davvero notevole per l’intero paesaggio museologico nazionale, e non solo, una struttura di oltre 20mila metri quadrati che ha resistito quasi intoccata dal Cinquecento, un salvataggio dal forte valore simbolico dopo che è stata prigione e ospedale psichiatrico giudiziario. La nuova città policentrica degli Uffizi che stiamo progettando sarà il motore di un circuito virtuoso in termini di decentramento sul territorio e della conseguente fioritura economica che l’accompagna. Il museo diffuso sarà il modello del 21° secolo. Una strategia che accomuna la Tate e il Victoria and Albert di Londra al Getty Center di Los Angeles. Noi in Italia saremo i primi, il nostro è un prototipo». Un entusiastico consenso arriva da tutti i sindaci dell’Empolese Valdelsa.
Sui tempi, le previsioni parlano di due-tre anni prima di vedere i primi risultati, mentre per l’aspetto economico sarà fondamentale rapportarsi col piano strategico per un nuovo turismo in Toscana. —
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