La Nuova Ferrara

AUTORITRATTI - LA SERIE 

Una vita tra Praga e Milano Ma il cuore rimase a Ferrara

Micaela Torboli
Una vita tra Praga e Milano Ma il cuore rimase a Ferrara

Felicita Frai dal 1934 al ’38 visse in città: amava le atmosfere metafisiche Morì centenaria nel 2010, la rivista fondata da Rossoni scrisse delle sue opere

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Una incantevole donna bionda, dagli occhi acuti, si appresta a dipingere su una tela ancora nuda. Il corpo è in torsione, perché lo sguardo vada a chi osserva. I gesti sono aggraziati, come gli abiti, una blusa rosa corallo con bottoncini sulla schiena e ornata da volants ai polsi, una gonna (o una tela a protezione d’essa, appena trattenuta dalle dita) celeste, in tinta con la collana. È l’autoritratto del 1938 di Felicita Lustig, pittrice. Poi nota come Felicita Frai.

PRAGA-FERRARA

Una pubblicazione nostrana, l’Indicatore Ferrarese per il 1938 A. D., tra i pittori attivi e residenti a Ferrara segnala la figura della giovane, abitante in città, in via Padiglioni. Ovvero presso il rinomato Albergo Alfonsa, comodo alloggio e cucina eccelsa per i più esigenti. Lustig, in tedesco, significa allegro, divertente, ma era il vero cognome di suo marito Piero, mercante, pittore dilettante e intellettuale triestino. Nell’Annuario di Unife per l’anno accademico 1928-’29 risulta un Piero di Cesare Lustig da Trieste: dovrebbe trattarsi proprio di colui che si sarebbe poi unito a Felicita, e Ferrara tornerà nei loro destini. Sposati giovani, presto stanchi l’una dell’altro, malgrado la nascita di una bambina. Felice Frajova (o Frajov), nome reale, era nata nel 1909 a Praga, capitale boema k.u.k, kaiserlich und königlich, compresa nelle terre asburgiche imperial-regie.

GLI ANNI TRENTA

Anche Trieste, da lei amatissima, era un tempo k.u.k. Frajova in Italia divenne Frai. Frai suona come il tedesco frei, cioé libero. Lustig/Frai, tratti semi-casuali ma simbolici, al maschile, per una donna che per il suo tempo era molto moderna, indipendente. A Ferrara Felicita resterà a lungo, anche se, come nella canzone americana del 1937, The Lady is a tramp, la signora è vagabonda ed inquieta. Lavora a fianco di Achille Funi che nella città pentagona è nato, e sta dipingendo il grande ciclo di affreschi di argomento estense nella Sala della Consulta, in seguito nota come Arengo, incentrati su “Il Mito di Ferrara”.

Tra 1934 e 1938, con capatine a Milano e all’estero, Frai vive in quella Ferrara che le rimarrà nel cuore, tanto per la sua magnificenza che grazie alle atmosfere metafisiche, una Ferrara cosmopolita, tutt’altro che provinciale, dove i talenti non mancano e hanno amici internazionali di grande spessore. Funi era al tempo sulla cresta dell’onda, come peraltro meritava, dato il suo talento. Felicita è la modella preferita di Funi, che la ritrae sui muri della residenza municipale dando il volto di lei a diversi personaggi, così come carissimi amici posano per le figure maschili.

UN SECOLO DI VITA

Lei, forse anche con risvolti amorosi, recita la parte dell’umile ancella del genio creator, ma intanto apprende l’arte, ed è cosa difficile: parliamo soprattutto dell’affresco, una tecnica impegnativa che rarissimamente piacque alle donne, già così poche in arte, almeno fino al ’900. Il suo autoritratto degli anni ferraresi verrà segnalato nel 1938 da alcune riviste, come “Rassegna Italiana” («l’autoritratto gentile, dai toni rosa malva e azzurro») e “La Stirpe”, creatura del tresigallese Edmondo Rossoni («vibrante nelle note rosse e bluastre»). Vi si coglie una rivisitazione del rococò, sulla scia dell’autoritratto datato 1790, magnifico, della pittrice francese Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842), patrimonio delle Gallerie degli Uffizi, dove esiste una celebre collezione di autoritratti. Sono rococò i colori, i gesti, le mani posate di Felicita, la delicatezza dell’insieme, ma in una atmosfera alla Funi. La produzione pittorica di Felicita avrebbe conosciuto un successo concreto e duraturo. È morta a Milano nel 2010, all’età di 100 anni. —

(2 - continua)

Micaela Torboli

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