La Nuova Ferrara

Le strade dell’Apartheid e le tante divisioni «Sono ancora troppi i muri nel mondo»

Davide Bonesi
Le strade dell’Apartheid e le tante divisioni «Sono ancora troppi i muri nel mondo»

Il volume fotografico è stato realizzato da Luca Greco: «Ho mantenuto una promessa fatta alle persone conosciute durante questi viaggi» 

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L’INTERVISTA

Lo conosciamo come segretario provinciale della Fp Cgil, ma Luca Greco è dottore di ricerca in filosofia teoretica, con un passato da educatore, volontario e cooperante, esperienze di lavoro che lo ha portato nel corso degli anni a visitare Paesi nel mondo dove erano presenti dei campi profughi in cui erano previste attività della stessa Cgil. Da queste esperienze Greco ne ha tratto un volume fotografico, intitolato Le strade dell’Apartheid, uscito per le Edizioni Mondo Nuovo nella collana “Nuova Babele” (92 pagine, costo 16 euro).

Cosa intende raccontare questo volume?

«La mia volontà era quella di mantenere una promessa fatta alle persone conosciute durante questi viaggi - ci dice Greco -. Molto semplicemente ci chiedevano di raccontare quello che avevo visto. In realtà questo lavoro non nasce come libro, bensì come mostra fotografica, esposta una prima volta nel 2015 a un festival di Crema, poi anche a Ferrara durante Internazionale ma ormai ha girato tutta Italia e questo mi fa veramente piacere».

Quando e come nascono questi viaggi?

«I primi li ho effettuati fra il 2013 e il 2016, ma nel Sahara sono tornato ancora per lavoro, per prendere contatto con i campi profughi presenti in questi Paesi e verificare lo stato di avanzamento delle attività effettuate lì dalla Cgil, attraverso il progetto di cooperazione internazionale “Nexus”. In alcuni casi sono stati viaggi di piacere, ma comunque sempre in Paesi dove c’erano, e ci sono, situazioni problematiche. Le foto, poi, sono senza data, perché non volevo mostrare un particolare momento, ma far capire che quella è la quotidianità per chi vive là».

Una mostra, un libro ma anche uno spettacolo.

«Intanto devo ringraziare Mondo Nuovo, casa editrice abruzzese che ha creduto in questo progetto e mi ha supportato. Si sa, un volume solo fotografico è sempre impegnativo, poi questo non è certamente usuale. Ed effettivamente è diventato uno spettacolo teatrale con la regista milanese Chiara Tarabotti, la quale ha scritto tre monologhi incentrati su questo percorso, con debutto il Sardegna. Il Covid ha ovviamente fermato questo ulteriore progetto legato al libro. E allo stesso modo anche le presentazioni del volume sono ferme, nel 2020 sono riuscito a presentarlo in due occasioni a Ferrara e una a Lodi, ma ne sono saltate una trentina...».

Fermo restando l’impossibilità di viaggiare, vi sono altre storie da raccontare su questo tema?

«Questo libro chiudere un percorso, anche se mi sarebbe piaciuto ampliare il ragionamento sui muri, penso a quelli in Ungheria, Polonia, ma anche Spagna, Cipro ed è di attualità in questo momento il caso in Bosnia, campo che visitai un paio di anni fa in una iniziativa di volontariato. Credo sia ancora importante ragionare su questi temi, perché le divisioni nel mondo sono tante». —

Davide Bonesi

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