La Nuova Ferrara

«Ancora da approfondire il tema dei fascisti nelle fila partigiane»

Anna Quarzi
«Ancora da approfondire il tema dei fascisti nelle fila partigiane»

Il commento di Quarzi, presidente Istituto di storia contemporanea 

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L’ANALISI

Da anni le inchieste della magistratura, logorate dai media e criticate dalla politica di qualsiasi colore, non vengono prese sul serio dalla cittadinanza. Magistratura che resta garante indiscussa dei fondamenti democratici della nostra Costituzione. Il protagonista del romanzo Gli sciacalli (Newton Compton) di Carlini, si può definire l’alter ego del giudice Antonio Buono. E per due ragioni: sia la dichiarazione dell’autore di aver utilizzato documenti inediti che la famiglia gli ha dato modo di consultare, sia perché un personaggio tanto particolare non può che essere reale. Aldo Marano non possiede i lineamenti del commissario piacente che strizza l’occhio al lettore in qualsiasi altro giallo.

Dal memoriale dattiloscritto da Buono tra il 1945 e il ’47 si evince la presenza di alcuni infiltrati ex fascisti tra le file di sedicenti partigiani nostrani. La principale conseguenza di ciò che Carlini mette in evidenza è il metodo violento applicato anche dopo la caduta del regime. La presenza di questi infiltrati non è ancora stata approfondita storicamente come dovrebbe, ma la preoccupazione a riguardo era già forte tra gli stessi comunisti nel primissimo dopoguerra. E Aldo Lampredi, che l’autore cita in esergo al libro, le definiva «manovre provocatorie» da parte di «ex briganti neri e mutini». Gli individui a metà tra i due mondi simboleggiano uno dei maggiori difetti dell’italianità, ossia il doppiogiochismo, il “voltagabbanismo”.

In quel momento cruciale tanta gente che non voleva solo vendicarsi, ma soprattutto lavarsi la coscienza, rinnegando le collusioni con il regime caduto. Nel romanzo Sperandio è la figura cardine che passa da una parte all’altra, una figura inquietante e nettamente eversiva, che va contro la legge, ma che è parte dello Stato, preludendo così all’Italia del terrorismo, come la banda della 1100 ricorda quella della Uno bianca e le auto dei brigatisti. —

Anna Quarzi

(presidente Isco Ferrara)

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