Il melone ammuffito, scoperta da Nobel Decisivo per la produzione di Penicillina
Pandemie e rimedi: l’antibiotico fu trovato da Fleming, ma fu la ricercatrice Hunt ad avere l’intuizione fondamentale
LA CURIOSITà
Adriano Facchini*
Le malattie infettive, causate da infezioni batteriche, da sempre hanno falcidiato la popolazione umana. Anche all’inizio del secolo scorso queste malattie erano tantissime e purtroppo non curabili (Tubercolosi, Difterite, Tetano, Tifo, Menengite, ecc.) ed esplodevano soprattutto in concomitanza di guerre che procuravano ovviamente feriti, molti dei quali poi nel tempo decedevano a causa delle infezioni.
Già nelle più antiche civiltà (Egizi, Cinesi, Indios del Centro America) utilizzavano le muffe per trattare le ferite, senza sapere perché. È stato solo grazie al medico e biologo inglese Alexander Fleming, che lavorava presso il St. Mary’s Hospital di Londra nella ricerca di rimedi contro i batteri, che viene fatta, casualmente, una scoperta che rivoluzionerà la farmacopea e la medicina mondiale.
Infatti Fleming, nell’agosto del 1928 partendo per le ferie, aveva lasciato alcune capsule Petri con colonie di batteri che stava studiando sul bancone del suo laboratorio. Al suo ritorno notò la presenza di una muffa, che era riuscita ad uccidere i batteri più vicini a essa. Il fungo presente era del genere Penicillium. E la sostanza fu per questo subito battezzata Penicillina. La muffa in questione era invece il Penicillium notatum, il quale però forniva una bassa resa di penicillina, che per giunta era instabile e ad azione lenta. Pubblicò qualche articolo, e poi abbandonò questa sua ricerca.
I NUOVI STUDI
Il discorso fu ripreso solo una dozzina di anni dopo da due scienziati inglesi di Oxford, Howard Florey e Ernst Chain.
Con la Seconda Guerra Mondiale, che provocava molte migliaia di feriti, per ridurre le perdite di vite umane servivano urgentemente antibiotici efficaci e a largo spettro da affiancare ai Sulfamidici, scoperti nel 1935 ma con uno spettro di azione troppo limitato. Questi due scienziati per continuare le loro ricerche, disturbate dai continui bombardamenti, nel 1941 lasciarono l’Inghilterra per trasferirsi al Dipartimento di agricoltura di Preoria in Illinois (USA).
la svolta decisiva
Si era visto che la Penicillina era efficace, ma il vero problema era quello di riuscire a produrne in quantità su scala industriale, problema che pareva irrisolvibile. Due anni dopo una loro collaboratrice, la microbiologa Mary Hunt, risolse il problema acquistando un melone di tipo Cantalupo marcescente e con la presenza di muffa e verificando poi in laboratorio che questa aveva un potenziale di Penicillium 200 volte maggiore di quelli testati fino a quel momento. L’estrazione di quel ceppo così particolarmente prolifero aprì la strada alla produzione di massa del primo antibiotico della storia, ancora ampiamente utilizzato dopo quasi ottant’anni. Ogni grammo di Penicillina prodotta da quel momento discende quindi da quell’unico melone, come scrisse in seguito Bill Bryson, giornalista e scrittore americano, nel suo libro “Breve storia del corpo umano”.
Il melone trovato da Mary Hant forse fu mangiato, anche se parzialmente ammuffito, e lei da quel momento fu soprannominata “Moldy Mary” ( Muffa Mery). Nel ’45 Fleming, Florey e Chain furono insigniti del premio Nobel per la medicina. E nello stesso anno Gorny Kramer, musicista nato a Mantova, pubblicò il brano jazz “Amo la Penicillina”.
* esperto di marketing
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