Boldini, l’ultima opera si ammira in Castello Il ritratto di Zuccoli poco prima di morire
Il quadro risale al 1929, il pittore era ormai del tutto cieco Sarà esposto da domani nell’ambito della mostra in Castello
Il ritratto della contessa Saffo Zuccoli è l’ultimo dipinto realizzato da Giovanni Boldini. Sarà esposto nella Sala dei Comuni del Castello di Ferrara nell’ambito della mostra “Dal disegno al dipinto. Attorno alla contessa Berthier de Leusse”, rassegna dedicata al tema della genesi del ritratto femminile intitolata Boldini. In vista dell’apertura dell’esposizione visitabile da domani, abbiamo scelto di dedicare un approfondimento proprio all’opera che ritrae la moglie del conte Zuccoli, amico dell’artista.
Il 19 ottobre 1929 il pittore Giovanni Boldini, nato a Ferrara nel 1842, sposò nella sua casa-atelier di Boulevard Berthier 41, a Parigi, la giornalista italiana Emilia Cardona, neppure trentenne. Si conoscevano da un paio d’anni. Lui, scapolo impenitente ma ormai piegato dall’età (visse poi fino all’11 gennaio 1931), chiamò a testimoni pochi amici, tra i quali Luciano Zuccoli e la sua consorte.
L’ULTIMO DIPINTO
Il ritratto di costei è noto per essere stato l’ultimo eseguito da Boldini, ormai quasi cieco. È un dipinto modernissimo, un nudo semplice, essenziale, fatto di pennellate veloci come colpi di sciabola. Il quadro (olio su tela, cm. 61x50), appunto del 1929, appartiene alle Gallerie d’Arte Moderna di Ferrara dal 1979, quando fu ceduto dagli eredi di Emilia. Di Saffo si legge sempre e solo il raro nome, assieme al cognome del marito, il giornalista e romanziere conte Luciano von Ingenheim, in arte Zuccoli, nato a Calprino (Svizzera) nel 1868 e morto per polmonite un mese dopo le nozze di Boldini, il 26 novembre 1929. Se lui fosse davvero nobile non si sa: era un “poseur”, si dava arie, inoltre nel paese natio l’aristocrazia fu abolita nel 1848. Il dato è sospetto, zoppica. Autore di successo, quando cambiò l’aria Zuccoli venne bersagliato di strali dalla critica, per ragioni ideologiche e non rispetto alla qualità dei suoi scritti. Un po’ come accadde a Boldini in pittura: decenni di trionfi e poi accuse, le stesse rivolte a Zuccoli, cioè bravura immensa, ma per alcuni superficiale, frivolo, attento solo alle classi altolocate e al lusso, troppo sensuale. Il tempo ha reso giustizia a Boldini, riconosciuto di nuovo tra i grandi. Oltre ad ottimati e nobildonne, ritrasse con lo stesso impegno anche gente a passeggio, lavandaie, ballerine, musicisti, ragazze al caffè, colleghi squattrinati, giardinieri ciccioni. Zuccoli, invece, non è ancora stato rivalutato.
NUOVI ELEMENTI
Qualche anno fa tornò alla ribalta, allorché venne portato sullo schermo un suo romanzo, che divenne il film Divina Creatura (1975) con Laura Antonelli, e viene ricordato anche La freccia nel fianco (dal best seller del 1913), diretto da Lattuada nel 1945 e sceneggiato da Flaiano, Zavattini e Moravia. Si dice, ma senza certezze, che Zuccoli sposasse per prima una donna russa, poi suicida. Enrico Tiozzo, autore di Luciano Zuccoli e la narrativa della vita elegante (Roma 2011), conferma che lo scrittore rese evanescente ogni dato personale. Della moglie seguente, Saffo, fino adesso nulla, ma proprio nulla è uscito. Tuttavia abbiamo ora un nuovo elemento certo sulla seconda signora Zuccoli. Nel Bollettino della Società Italiana degli Autori e degli Editori (anno V, nn. 1-2, gennaio/febbraio 1930, p. 949; in commissione anche Marinetti e Mondadori), tra gli “Autori mandanti” è citata «Saffo Barroero ved. Zuccoli erede Zuccoli Luciano», residente a Parigi, al 13 di Rue Pierre Nicole. È precisamente l’indirizzo del conte, come si legge nel necrologio apparso sul Figaro del giorno dopo la sua dipartita. Barroero, quindi un cognome piemontese. Un aspetto interessante si lega ad un’altra Barroero, l’attrice Olimpia, diva del cinema muto. Fascinosa bruna, Olimpia Barroero poteva essere sorella o cugina di Saffo: due nomi classici, stesso cognome, aspetto simile, date coincidenti. Olimpia interpretò, fra l’altro, la trasposizione per lo schermo de L’amore di Loredana di Luciano Zuccoli, e questo è un altro appiglio. Il libro è del 1908, il film del 1920. Una curiosità: il nome di battesimo Loredana è una invenzione di Zuccoli. Molti indizi fanno una prova, quindi si può dare come probabile una parentela tra Saffo ed Olimpia. Due donne in vista nel ’900, da ricordare. Anche grazie a Boldini.—
Micaela Torboli
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