La Nuova Ferrara

LA MOSTRA 

L’arte della fotografia si ammira al Pac Gli scatti di Zannier protagonisti a Ferrara

Ines Ammirati
L’arte della fotografia si ammira al Pac Gli scatti di Zannier protagonisti a Ferrara

In parete le sue opere ma anche standard dell’istantanea L’autore e docente: «Tutto invecchia, questa ringiovanisce»

3 MINUTI DI LETTURA





Cosa significa innocenza quando si parla d’arte? Forse è guardare il mondo in ogni suo dettaglio, con passione sempre nuova. È questo tipo di passione che muove anche il “fotografo innocente” Italo Zannier, protagonista de “La fotografia 1839-2020”, mostra ospitata al Padiglione d’arte contemporanea di Ferrara, in corso Porta Mare, 5. «È la più bella mostra che mi riguardi e ne ho fatte a decine. Sono quindi ovviamente emozionato da questo evento. Io potrei sparire a questo punto, ho fatto tutto e invece sarò qui anche nel 2039 per il bicentenario. Basta avere la volontà, la passione», così lo stesso Zannier ha ringraziato nel corso dell’inaugurazione di ieri mattina i due rappresentanti del Comune di Ferrara e Fondazione Ferrara Arte, il vicesindaco Nicola Lodi e il presidente Vittorio Sgarbi.

IL PERCORSO

Dal Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto (Mart), in cui è stata esposta l’anno scorso per festeggiare i 180 anni compiuti dalla fotografia nel 2019, la mostra si è spostata da oggi a Ferrara e vi resterà fino al 2 maggio.

Non si tratta di un semplice trasloco, bensì di un nuovo allestimento che vuole, a sua volta, rendere omaggio al grande fotografo nonché primo docente di storia della fotografia in Italia. Nelle sue due parti Il libro illustrato dall’incisione al digitale e Italo Zannier fotografo innocente, entrambe nate dall’esposizione di albi illustrati e fotografie inedite provenienti dalla biblioteca privata di Zannier il visitatore ha l’occasione di rivivere attraverso i suoi occhi la storia della fotografia dalle sue origini a oggi. «La fotografia non è solo la “fotorrea” che tutti fanno dalla mattina alla sera con il cellulare. La fotografia è emblematica della modernità, del passaggio dal fatto a mano al fatto a macchina. È il passaggio al fatto a macchina. Tutto invecchia, la fotografia ringiovanisce», ha sottolineato il fotografo.

Nella storia personale di Zannier si ritrova pure il presidente Vittorio Sgarbi, suo assistente durante gli anni a Bologna e “fratello”, come lo definisce lo stesso Sgarbi.

NUOVE SFIDE

«Come per il caso di Boldini - commenta il critico di Ro -, qualcuno rimprovera la mia presenza nel mondo culturale ferrarese, a maggior ragione perché anche questa esperienza è legata a fatti personali che diventano storia, visto che non ci sarebbe questa mostra se io nel 1974 non mi fossi ricoverato presso il docente di storia della fotografia Italo Zannier».

Sulle critiche ha preso parola anche il vicesindaco Lodi che aggiunge: «Coloro che ci accusavano di scarsa vivacità culturale dovrebbero ripassare ciò che è stato fatto e ciò che stiamo facendo a Ferrara in questi giorni in cui stiamo riaprendo tutti i palazzi e tutti i musei con mostre di grande richiamo culturale». E ancora: «Questo è solo l’inizio di un periodo in cui supereremo ogni convenzione e affronteremo le sfide che ci aspettano con rinnovata serietà. In piena coerenza con il mandato che ci siamo proposti fin dal primo giorno d’insediamento. Henri Cartier-Bresson disse: “Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore”. Questo - conclude Lodi - vale anche per chi amministra». —

Ines Ammirati

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google