Docente sulle tracce di Gianni Quin Jolly Il Buscaglione estense dimenticato in fretta
Nome d’arte del vigaranese Galavotti: suonò in tutta Europa Minafra: «Le sue canzoni apprezzate anche da Capossela»
Davide Bonesi
Si chiamava Gianni Galavotti, vigaranese doc, ma il nome d’arte era Gianni Quin Jolly e con il suo gruppo spopolò alla fine degli anni Cinquanta, tanto da guadagnare un contratto professionistico con le importanti etichette Parlophon (Odeon) e Decca, compiendo tour in tutta Europa e ricevendo visibilità fino negli Stati Uniti, dove i suoi brani ebbero successo, specie fra i tanti italiani emigrati. Poi a inizio anni ’60 la decisione di rallentare, continuando a portare avanti la carriera musicale con varie orchestre a livello locale, trasmettendo la passione al figlio Marco, residente a Bologna, batterista (come il padre) di professione.
LA RICERCA
Galavotti è poi morto nel 2003, ancora noto per le sue esperienze musicali a livello locale. Ma perché ne parliamo oggi? Bene, bisogna fare un salto a Ruva di Puglia, in provincia di Bari, località molto legata alla musica, non solo perché ospita l’evento “Canterò per sempre l’amore del Signore” e non solo perché ha dato i natali alla cantante Natalia Abbascià, che al Conservatorio Frescobaldi di Ferrara ha dato vita all’apprezzato trio Le scat noir. A Ruvo è nato anche Livio Minafra, docente di pianoforte jazz al conservatorio di Bari. Da qualche tempo Minafra ha iniziato ricerche sui musicisti pugliesi che hanno avuto una carriera nel mondo della musica. Tra questi Filippo Pellicani, sax tenore che fece parte del gruppo di Gianni Quin Jolly. E qui il docente è rimasto folgorato, un po’ come John Belushi quando ha dato via al tour dei Blues Brothers nel celebre film di John Landis. «La musica leggera stava finalmente cercando di smarcarsi da mazurche e valzer. Fu così che all’alba degli anni ’50 - se pensiamo alla Vespa o alla Fiat 500 - si creò un fermento di musicisti e di musiche originali figli di queste nuove sintesi di linguaggio, né completamente italiano e né completamente americano. Alcuni esempi? Renato Carosone a Napoli, Fred Buscaglione in Piemonte, Domenico Modugno in Puglia... e Gianni Quin Jolly a Ferrara, coi suoi mambi e bajon. Eppure di questo “macchiettista”, batterista e cantante, non si ricorda quasi più nessuno».
I CONTATTI
Ma Minafra non si dà per vinto, se internet gli è poco d’aiuto, riesce a ricostruire la biografia del musicista ferrarese grazie anche al contatto con il figlio Marco (Giolli e non Jolly il suo nome d’arte). Trova anche un appassionato con a casa otto 78 giri dell’epoca, legandosi sempre di più a questi brani, «si potrebbe definire un Vinicio Capossela ante litteram e infatti Vinicio, che conosco, ha sentito alcuni di questi brani e ne è rimasto entusiasta».
E così assieme al figlio Minafra ha dato vita a un doppio progetto, prima di tutto una pagina Facebook gestita dai figli di Galavotti (Marco e Paola) nella quale vengono caricati i brani dell’epoca di Gianni Quin Jolly, accompagnati da numerose foto delle sue orchestre, immagini dei dischi e vecchie locandine, mentre sul sito www.liviominafra.com vi sono altre produzioni realizzate dal docente. «L’idea è quella di riversare i 78 giri, per poterne realizzare un disco con i brani originali da mettere sulla piattaforma Spotify, stampandone anche alcune centinaia di copie fisiche per permettere pure a chi è meno tecnologico di scoprire questo bravo artista. Per me è un discorso filologico, quasi archeologico - scherza -, perché restaurare questi dischi con il fruscio dell’epoca non è semplice. Spero che i ferraresi possano scoprire questo loro concittadino bravo, ironico e spassoso, con una musica che a distanza di quasi settant’anni è ancora bella perché fresca, ingenua e colorata».
L’ALTRA RICERCA
Ma c’è un piccolo problema per chi come Minafra ci tiene a tutti i particolari. Nelle foto dei gruppi di Gianni Quin Jolly non è riuscito a identificare i musicisti che si sono alternati. Per alcuni è stato semplice, perché quando partì nel suo ambizioso progetto musicale convinse ad affiancarlo alcuni componenti dell’orchestra di Ugo Orsatti, la più celebre di Ferrara negli anni ’50. Ma, a esempio, il barese Pellicani suonò solamente nel ’58, mentre Galavotti continuò i suoi tour in giro per l’Italia e per l’Europa fino al ’61, quando decise di restare di più accanto alla famiglia, continuando a suonare attorno alla sua Vigarano. «Ho contattato tante persone, altri musicisti ferraresi dell’epoca, anche Ellade Bandini (noto batterista; ndr), ma alcuni nomi ci mancano. Spero che qualcuno li riconosca e possa segnalarceli». —
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