La Nuova Ferrara

la rassegna 

Scienza e narrativa si incontrano A Ferrara torna il Darwin Day

Scienza e narrativa si incontrano A Ferrara torna il Darwin Day

Comincia oggi la quindicesima edizione che proseguirà fino al 18 marzo Al centro i cambiamenti climatici, si parte dalla post apocalisse nei libri britannici

2 MINUTI DI LETTURA





Cambiamenti climatici ed evoluzione al centro della quindicesima edizione dei Darwin Day Ferrara. Anche se forzatamente a distanza gli organizzatori non hanno voluto rinunciare alla rassegna ogni anno affronta tematiche scientifiche differenti. Il ciclo di conferenze promosse dal museo di storia naturale di Ferrara, in collaborazione con il dipartimento di scienze della vite a biotecnologie di Unife, con il patrocinio dell’associazione nazionale musei scientifici e della Società italiana di biologia evoluzionistica. Gli appuntamenti saranno cinque, sempre alle 17 e sempre in streaming da oggi al 18 marzo. Per assistere alle conferenze è sufficiente collegarsi al canale Youtube del Museo di storia naturale di Ferrara.

LA RASSEGNA

Il tema conduttore di quest’anno riprenderà in parte quello del 2020 che a causa della pandemia è stato interrotto dopo il secondo appuntamento. Ragione per cui si è voluto continuare il percorso della relazione tra cambiamenti climatici ed evoluzione biologica e recuperare le conferenze già programmate. La storia della vita sulla terra e della sua diversità di specie e adattamenti è strettamente legata al clima. Le sue variazioni possono causare catastrofiche estinzioni di massa ma anche favorire l’evoluzione di nuove forme, nuove varianti geniche, e nuove specie. L’argomento è chiaramente molto attuale: come cambia il clima? Come sta cambiando la biodiversità in seguito ai mutamenti climatici indotti dall’uomo? Solo estinzioni o anche evoluzione?

PRIMO INCONTRO

Oggi alle 17 verrà presentato il programma che poi si snoderà nelle prossime settimane. Il titolo della conferenza è “La post/apocalisse climatica nella narrativa britannica” con Paola Spinozzi (Università di Ferrara). L’utopia come genere letterario è un catalizzatore di visioni terminali. Inondazioni, siccità, incendi, terremoti, eclissi totali e carestie furono intese come forme di punizione divina in epoca premoderna, poi l’intervento umano iniziò a rivestire un ruolo sempre più significativo. L’enfasi sugli eventi antropogenici si manifesta con forza nel diciannovesimo secolo: dall’inizio della Rivoluzione Industriale gli effetti del progresso tecnologico e il degrado dell’ambiente sono stati denunciati in racconti di esplosioni nucleari, collisioni di pianeti, cambiamenti climatici e pandemie. Nell’età contemporanea il rischio è diventato ed è percepito come costante e pervasivo: il disastro colpisce e continuerà a colpire. La preparazione e la resilienza sono state adottate per spiegare come l’umanità si adatta, prima affrontando il disastro e poi ricostruendo l’habitat. La resilienza interseca l’adattamento, vale a dire i modi in cui un sistema socio-economico reagisce agli shock nel breve periodo, e l’adattabilità, cioè la sua capacità di adattarsi a nuovi percorsi di crescita o al mutare dell’ambiente nel lungo periodo.

Questi concetti saranno adottati per interpretare le rappresentazioni letterarie dell’apocalisse e della post apocalisse climatica, dove l’umanità è esposta a diverse cause di rischio e affronta specifiche tipologie di disastri. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google