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Verdone si racconta in un’autobiografia «La scrittura è libertà ma non s’improvvisa»

Verdone si racconta in un’autobiografia «La scrittura è libertà ma non s’improvvisa»

È uscito “La carezza della memoria”, libro nato nel lockdown L’attore e regista rilegge il suo passato fra aneddoti e ricordi

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Un grande scatolone pieno di ricordi, foto, polaroid, lettere piegate, agendine anni Settanta, un santino. Cose dimenticate e ritrovate che raccontano la strada di una vita, il suo colore. Carlo Verdone ha deciso di guardarci dentro quando quel contenitore, a lungo dimenticato su uno scaffale, si è rotto fra le sue mani e quelle ritrovate emozioni sono diventate un libro La carezza della memoria uscito un paio di giorni fa per Bompiani dopo il successo de La casa sopra i portici del 2012.

NOVE ANNI DOPO

Un’autobiografia, scritta durante la pandemia, nel primo lockdown, che va avanti e indietro nel tempo in modo unico, dove l’immaginazione parte dalle foto, alcune riportate nel libro come quella con Francesco Nuti e Massimo Troisi o quella con dedica di Pete Townshend degli Who e nella parte finale uno scritto del padre sulla magnanimità. «La scrittura è libertà totale. Un film è importante, c’è una parte della tua anima, però è sempre frutto di un compromesso tra te, il produttore, il distributore e l’esercente. Quando scrivo non ho nessuno dietro le spalle che mi giudica, che mi dice qui metti “dieci risate, venti risate”. Fammelo finire bene, ottimistico in maniera che la gente sia contenta», ha detto Verdone all’Ansa.

Ma la «scrittura – chiarisce il regista– non è una cosa che si impara in quattro e quattr’otto. È un esercizio continuo ed estenuante. Scrivi, leggi determinati libri. Se fossi stato furbo, dopo il grande successo de La casa sopra i portici, che ha raggiunto le 200mila copie, potevo benissimo uscire con un altro libro a distanza di due anni. Ero sicuro che avrei fatto il botto. Ma quanti anni sono passati? Nove. Questo fa capire che avevo qualcosa veramente da dire, altrimenti non mi sarei azzardato a scrivere» sottolinea l’attore, regista, sceneggiatore che ci ha regalato film come Un sacco bello, Bianco, rosso e Verdone, Borotalco. Poetico, dolente, intimo, la copia zero de La carezza della memoria, che ha dedicato ai suoi figli Giulia e Paolo, è stata donata da Verdone al Papa.

«Il Vaticano mi ha chiesto di fermarmi qui perché ci sarà un comunicato più avanti dove si capirà bene perché lo ho incontrato e in che occasione. Ho scritto una bellissima dedica al Papa. Mi ha detto che era stato contento di parlare con me e che il libro lo avrebbe sicuramente letto. A me basterebbe che leggesse anche solo la dedica. Ci ho impiegato un’ora per farla, non era semplice» racconta. Oltre a Roma, la sua città, c’è Torino, dove si è formato, dove ha incontrato Macario, Enzo Trapani e “Non stop” e c’è Siena, la città del padre, il grande storico del cinema Mario Verdone, che «ama moltissimo». Nelle pagine dedicate a Federico Fellini ricorda come nessuno come lui abbia saputo cogliere l’anima del Lazio. «Quelli che hanno raccontato meglio Roma sono stati quelli della parte Adriatica dell’Italia: Fellini, Sergio Amidei, Ennio Flaiano, Pier Paolo Pasolini. Tutta gente dell’Adriatico. Lo stupore per loro è più forte e raccontano la città con una maggiore obiettività».

vita vissuta

Nel libro anche i viaggi in treno, lo stupore degli incontri tra cui quello con una giovane prostituta, Maria, con cui ventenne ha vissuto un rapporto platonico, che potrebbe diventare un film con la sua regia. «Ho avuto un rapporto quasi sessuale con la vita. La ho vissuta pienamente, amandola nelle sue megalomanie, mitomanie, miserie, involontarie comicità, prendendo di punta soprattutto i personaggi più anonimi però cercando di individuare quell’elemento che in qualche modo meritava di essere raccontato».

forme d’arte

Mentre scriveva di Maria, del loro incontro, lui vent’anni, lei venticinque, guardando le loro foto – quella che lei ha scattato a Verdone sulla terrazza condominiale è nel libro – «emergevano dettagli, elementi di quella vicenda che avevo in qualche modo rimosso. È un racconto al quale sono molto affezionato. È pieno di sentimenti, di dolcezza, di profondità. Oggi manca tanto la leggerezza, la profondità e anche un po’ di romanticismo. Viviamo in una società molto cinica. Ci ho messo due giorni a scrivere quell’episodio» che è molto cinematografico. Un film? «Finirà così, lo farò come regista. Il problema sarà cercare chi fa Carlo Verdone a 23 anni e chi fa lei. Ma, prima o poi lo devo fare, perché fa parte della mia vita» annuncia Verdone che è un grande appassionato di fotografia, di musica, che fa dialogare diverse forme artistiche. «Questa sensibilità deriva dalla mia famiglia. Casa mia era una galleria d’arte. Mio padre conosceva importanti pittori, registi. È stato un grande educatore, mi ha fatto viaggiare molto indirizzandomi verso lo stupore».

E alla domanda di un possibile seguito il cineasta risponde così: «Ci sono altre foto, altre persone, altri episodi però troppo privati e non sempre molto allegri. In questo libro ho voluto raccontare quello che fosse per me una carezza per l’anima e mi auguro lo sia anche per il lettore». —

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