Manuele a Manhattan nel nome della musica «Prima facevo tre lavori, ora vivo di ciò che amo»
Carli Ballola, da Comacchio agli States per realizzare colonne sonore. L’America grazie a Ferraresi dopo il progetto svanito in Canada
L’INTERVISTA
Da Comacchio agli States per inseguire un sogno. Manuele Carli Ballola da anni vive nella Grande Mela, dove compone musiche per film e videogiochi e insegna pianoforte e composizione. Questa è la sua storia.
Qual era il suo progetto prima di trasferirsi a New York?
«Il mio sogno è da sempre la musica. Dopo la maturità mi barcamenavo tra tre lavori diversi, turni e giornate in cui ero in piedi dalle 4 di mattina a notte fonda. Per le mie lezioni in conservatorio il tempo non bastava mai. Raggiunsi il limite, e soprattutto capii che la composizione era ciò che volevo veramente. Perciò ho investito in un buon computer e ho imparato da autodidatta a usare il software Logic Pro».
Qual è stata la chiave di volta?
«Un nome: Simone Ferraresi, mentore e amico per cui provo immensa stima. Simone e io ci siamo conosciuti in conservatorio stringendo subito amicizia. Dopo avere ascoltato le mie prime registrazioni, mi spronò a perseverare invitandomi a partecipare al Ferrara International Piano Festival di cui è direttore. Continuai a studiare fino a che non mi si presentò un’occasione di lavoro in Canada come composer. L’occasione sfumò. A sorpresa, poco dopo Simone mi chiamò da New York, dove nel frattempo si era trasferito, e mi chiese di raggiungerlo».
È stato difficile integrarsi in un mondo nuovo?
«Negli States, per lavorare, è necessario il permesso di soggiorno. Nel caso di un artista occorre una Visa per meriti artistici. Capitò che il padre di uno dei miei allievi, durante uno strappo in auto, tra una chiacchiera e l’altra mi disse entusiasta: “Parlerò di te a Mychael Danna”. Lo ringraziai, pur mantenendo riserbo. Danna, premio Oscar per la colonna sonora di Vita di Pi, mi scrisse una mail la sera stessa».
E poi cos’è successo?
«Mesi dopo, quando lo risentii per chiedergli una lettera di supporto per la mia permanenza negli States, scrisse una magnifica lettera di mentorship. Cristopher Young mi invitò nella sua casa sulle colline di Hollywood, chiedendomi se avessi bisogno di un’altra lettera di referenze. Ci sono persone che mi hanno teso la mano e continuano a seguire la mia evoluzione artistica, fermo restando che impegno e capacità devono essere mantenuti ai massimi livelli».
Quali sono i suoi capisaldi musicali?
«Da compositore, spesso rompo le regole dell’armonia tonale. Sperimento: dalla psichedelica alla ambient, dagli assoli di pianoforte all’assemblaggio dei sintetizzatori. Nell’ascolto spazio da Bach a Morricone, passando per Chopin e Prokof’ev».
Progetti in cantiere?
«La colonna sonora originale per un’opera letteraria di Marco Antonio Attisani, una trilogia sul tema della AI intitolato L’Opera, che presto sarà pubblicato in italiano e inglese. Alla sua narrazione si accompagnano i link ai miei pezzi originali che saranno disponibili su Spotify, proponendo una esperienza multisensoriale. Da una idea di mia moglie Maica Buiani, psicologa specializzata in autismo e problemi dell’apprendimento, e Fabio Italiano, esperto di app, stiamo poi lavorando a un progetto di favole per bambini di cui comporrò le musiche. Da insegnante - chiude - sono felice di contribuire alla sensibilizzazione sulle tematiche di bullismo e body shaming, affrontate nei corti di Frank Gigante. Sono nervi scoperti della, società e mi toccano in modo particolare avendole subite in prima persona». —
Giorgia Pizzirani
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