Racconti e storie dal finestrino nelle pagine di Giacometti
“Chissà se Miranda verrà” è l’esordio narrativo dell’autore La presentazione su Youtube dalla biblioteca Ariostea Prefazione di Diego Marani
Raccogliere l’esempio del padre, la sua passione in un’assenza che l’ha amplificata. Roberto Giacometti si è affidato alla scrittura per non soccombere al proprio stato di necessità, ma anche e soprattutto per riscattare la figura del padre e di quello che non era riuscito a portare a termine, un libro. Giacometti è finito nella scrittura quale atto concreto dell’immaginazione per emanciparsi da una realtà difficile. D’altronde, l’ispirazione è un lusso, sebbene molti autori non se ne rendano conto. E dell’ispirazione che ha motivato il suo esordio narrativo, Chissà se Miranda verrà (Apogeo), Giacometti parlerà oggi, alle 17, in diretta streaming dalla biblioteca Ariostea, con Nicoletta Zucchini del Gruppo Scrittori Ferraresi e l’editore Paolo Spinello. Le letture saranno a cura dell’attrice Roberta Pazi.
LA RACCOLTA
«Miranda è una presenza costante nei racconti – esordisce l’autore – la personificazione di una mancanza, della donna che non c’è e che hai sempre desiderato o che, purtroppo, hai perduto a causa del fato. Ho dovuto rinunciare ripetutamente alla mia metà e non per mia scelta, perciò la cerco senza sosta tra le righe», come se si trattasse di un’ossessione rivitalizzante.
La raccolta si compone di un primo tempo, un intervallo incentrato sulla memoria della Shoah ferrarese e un secondo tempo; il racconto di apertura e quello di chiusura sono diametralmente opposti, rispettivamente un sogno celeste e la vita monotona di Donato, un impiegato del catasto. Per restare con i piedi per terra, ma conservare la testa tra le nuvole del cielo padano, l’autore è diventato elastico, o meglio, comprensivo nei confronti degli altri. «La solitudine che rappresentano i nostri parchi, le panchine assorte nella nebbia della provincia – conclude Giacometti – l’ho adoperata alla stregua di uno strumento per indagare i gesti quotidiani. E raggiungere così un equilibrio personale». —
Matteo Bianchi
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