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Gile Bae sul palco dell’Abbado «Quanto mi manca il pubblico»

Samuele Govoni
Gile Bae sul palco dell’Abbado «Quanto mi manca il pubblico»

Ferrara Musica guarda oltre la pandemia, domani alle 18 concerto in streaming L’artista e il rapporto con gli spettatori: «Il loro entusiasma ripaga le fatiche»

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Samuele Govoni

Gile Bae è la protagonista del concerto che Ferrara Musica proporrà in streaming gratuito domani alle 18 nell’ambito di “Silenzio in sala a tempo di musica”, stagione musicale promossa e organizzata dal Comitato Amur, la rete che riunisce alcune tra le più importanti istituzioni concertistiche italiane.

L’appuntamento costituisce di fatto la ripresa dell’attività concertistica per Ferrara Musica, seppure in modalità digitale e senza pubblico in sala, ed è in assoluto il primo concerto in streaming organizzato dalla storica associazione ferrarese all’Abbado. In attesa di vederla e ascoltarla, la giovane pianista olandese si racconta.

Che effetto fa suonare davanti a una platea deserta?

«Suonare in un teatro vuoto e davanti a un pubblico sono due mondi diversi. Nel primo caso è un po’ come incidere un disco, nel secondo c’è la vita. Il mio primo concerto in streaming è stato a ottobre e alla fine mi era rimasta una sensazione di vuoto, mancava l’entusiasmo. Suonare davanti alle persone ripaga dei sacrifici, delle fatiche e delle ore di studio; tutto questo non può succedere se in teatro si è soli».

In questa modalità cambiano solo le emozioni?

«No non è solo un fatto emotivo, cambia anche il suono. Quando ti esibisci in un teatro pieno devi arrivare fino all’ultimo spettatore seduto nell’ultima fila della sala, se suoni per un concerto in streaming devi rivolgerti a un impianto di registrazione. È un po’ come essere in sala d’incisione, solo che non puoi sbagliare».

Quanto le manca il pubblico in sala?

«Mi manca come l’aria. Fin da quando ero bambina ho suonato tanto davanti al pubblico. Certo la musica è la mia passione, la mia professione e suono per me stessa ma farlo per il pubblico è la mia vera missione. Non poter condividere questo momento ora mi manca tantissimo. Il calore degli spettatori, ciò che sanno trasmettere durante e a fine concerto è impagabile; non vedo l’ora di poter tornare a fare concerti veri».

Le è servita la musica durante il lockdown?

«Mi ha aiutata moltissimo, forse senza mi sarei un po’ persa. Anche nei mesi più duri e complessi, quando tutto era nuovo e ogni cosa era vietata, ho continuato a studiare e a perfezionarmi. Ho sfruttato questi mesi per spingermi oltre e ampliare il repertorio approfondendo nuovi autori. In un cero senso è stato anche utile non avere distrazioni e dedicarmi, anima e corpo, solo alla musica».

Perché ha scelto questo repertorio?

«Per affrontare un viaggio, nella storia della musica. Attraverso il programma scelto per Ferrara sarà possibile spaziare dal ritmo del barocco al cuore del romantico, duecento anni di musica, di grandi capolavori da Bach a Mozart, Chopin e Schumann».

Quando ha cominciato a suonare?

«Ho tenuto il mio primo concerto con orchestra Haydn in Do maggiore a cinque anni. Avevo iniziato a suonare il pianoforte a quattro anni, dopo una breve parentesi col violino. Ci sono registrazione di quei converti e rivederli oggi mi fa molto effetto, alcuni momenti di ricordi gioiosi, altri di sofferenza per il troppo impegno. Oggi mi pare addirittura strano. Però devo dire, è successo in modo del tutto naturale». Il recital verrà trasmesso su www.comitatoamur.it. —

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