La Nuova Ferrara

AUTORITRATTI - LA SERIE 

Vegri, la pittrice santa tra leggenda e realtà Così l’opera la vuole nei panni della Vergine

Micaela Torboli
Vegri, la pittrice santa tra leggenda e realtà Così l’opera la vuole nei panni della Vergine

Il celebre quadro da sempre al centro di grandi contese Gli esperti non la vedono vestita da Madonna, il popolo sì

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Un presunto autoritratto, eseguito da una mano santa. Quella di Santa Caterina Vegri. A Ferrara è Vegri, a Bologna diventa Vigri: oltre a Petronio, la ferrarese Caterina Vegri (santa dal 1712) è co-patrona di Bologna. Nacque in quella città, dove suo padre era una sorta di ambasciatore di Nicolò III d’Este, nel 1413, ma apparteneva ad una famiglia insediata a Ferrara almeno dal 1270.

IL PERSONAGGIO

Si dice che i Vegri provenissero ancor prima da Roma, ma è più probabile che il cognome derivi dalle vicine zone venete: esiste una località Vegri presso Ficarolo, inoltre il vegro, ovvero un terreno prativo arido, è tipico dei Colli Euganei, i cui vegri sono oggi tutelati nel locale Parco Regionale. Non di rado si legge che i Vegri erano di Bologna, un falso storico per accreditare a quella città un ruolo che non può vantare. La famiglia Vegri ebbe a Ferrara giudici e giureconsulti. Erano talmente vicini agli Este da avere nel proprio stemma una Aquila bianca (ovvero d’argento) membrata e rostrata d’oro, qualcosa di così estense da far supporre che si trattasse di una concessione marchionale. Caterina crebbe alla corte di Ferrara, vicina alla principessa Margherita d’Este, figlia di Nicolò III. Assorbì la cultura nobiliare che si riversò nel più aristocratico dei monasteri di Ferrara, il Corpus Domini. A Caterina si legano due monasteri del Corpus Domini, quello, appunto, di Ferrara (derivante dalla stessa istituzione voluta a Mantova nel 1420 da Paola Malatesta marchesa Gonzaga), ed il gemello creato a Bologna proprio grazie a lei, che vi si trasferì in seconda battuta. A Bologna si firmava comunque «sore Catelina del corpo di Christo in Ferara». Oltre al ruolo monacale, l’artista santa, scriveva, componeva e dipingeva.

perfezionista

Nel 1452 Caterina stese in bella calligrafia il proprio Breviario, che decorò con miniature ed è tuttora conservato nel monastero delle Clarisse di Bologna. La sua biografa, suor Illuminata Bembo, testimonia (1469) che «voluntiera depingea lo verbo divino picolino infassato, e per molti lochi del monasterio di Ferrara e per i libri lo facea cossì picolino». Il trattato di perfezione della santa, le Sette armi spirituali, fu ideato a Ferrara e completato a Bologna. Si legge che Caterina dipinse un proprio autoritratto, identificato talora con la Madonna del Pomo del Corpus Domini di Bologna. Gli studiosi preferiscono darlo ad un artista vicino al pittore bolognese Lippo di Dalmasio (documentato fino al 1410): si tratta di una Vergine con il Bambino. Prende nome dalla presenza di un frutto stretto dalle dita di quella Maria che forse ha il viso di Caterina.

STORIA E REALTà

L’ipotesi audace che sia un autoritratto viene di solito rifiutata dagli esperti, non dalla devozione popolare. Non sembra avere colpito gli storici il fatto che a Ferrara Caterina doveva aver certo visto in Cattedrale la celebre statua con la Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia, eseguita entro il 1409 e assai affine per diversi aspetti al presunto autoritratto della religiosa. Nell’opera di Ferrara la Vergine mostra un frutto del melograno, ricco di significati simbolici. A Bologna si parla genericamente di un pomo: che però pare molto una pesca. Mirella Levi D’Ancona, nel suo libro del 1977 sui simbolismi botanici, ha scritto (basandosi su fonti antiche) che la pesca, nel contesto pittorico incentrato su Maria e Gesù, simbolizza la Salvezza e la modestia. Si può aggiungere che “pesca” deriva da “persica”, cioè persiana, per le sue origini, così come era detta una delle Sibille, le profetesse che si pensava preannunciassero la venuta di Cristo. Non si saprà forse mai se Caterina si autoritrasse, ma piace pensarlo. È morta nel 1463 a Bologna, dove sono visibili le sue spoglie “incorrotte”.

Micaela Torboli

(10 - fine)

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