La Nuova Ferrara

Storie in tempo di guerra «Tra destini e bugie racconto la vita com’è»

Samuele Govoni
Storie in tempo di guerra «Tra destini e bugie racconto la vita com’è»

Boralevi oggi ad Autori a Corte presenta “Tutto il sole che c’è” L’autrice: saga familiare che mi ha tenuto compagnia nel lockdown 

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l’intervista

Samuele Govoni

Nemmeno durante il secondo conflitto mondiale si è smesso di sperare, amare, ridere e sognare. I fucili, le bombe e gli orrori non hanno sconfitto la vita ed è proprio questa che Antonella Boralevi celebra nel suo nuovo romanzo: la vita.

Tutto il sole che c’è (ed. La nave di Teseo) viene presentato oggi alle 18 nell’ambito della rassegna ferrarese Autori a Corte. L’incontro sarà visibile in diretta streaming sulla pagina Facebook “Autori a Corte rassegna letteraria indipendente Ferrara” e sarà moderato da Federico Felloni, editore e organizzatore della manifestazione. Boralevi, scrittrice e giornalista di lungo corso, consegna ai lettori una saga familiare ambientata in Toscana all’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso.

Boralevi, quando è nato “Tutto il sole che c’è”?

«I miei personaggi mi vengono incontro quando decidono loro, e mi mostrano la loro storia. Io guardo e racconto ciò che vedo. Era da tempo che avevo in testa e nell’anima l’idea di provare a vedere il profilo delle nostre vite. Il filo del destino, come si svolge, si avvolge, ci porta o lo portiamo noi. E per questo, dopo ventidue libri, ho sentito di dover raccontare una saga familiare».

Chi sono i protagonisti?

«È la storia travolgente di due ragazze spericolate e della loro grande famiglia nel vortice dell’Italia fascista e del Dopoguerra. La famiglia del Conte Valiani, affascinante e traditore, chirurgo, ufficiale degli Alpini e podestà, la moglie remissiva ma capace di farsi leonessa, le due sorelle ragazzine e poi ragazze, la maggiore che splende e la minore, timida, bruttina, forse cattiva, che la spia dall’ombra, divisa tra invidia e ammirazione e mette in atto una vendetta imprevedibile. Intorno a loro, si muove il mondo. Si muove la vita».

Nel libro c’è spazio anche per il tennis. La guerra e questo sport riportano alla memoria il “Giardino dei Finzi Contini” di Bassani. Ne è stata ispirata?

«Giorgio Bassani è un autore magnifico. Ha trovato l’anima dentro la Storia. Questo è quello che mi sono riproposta anche io. Trovare e mostrare al chi legge un mondo passato e tutte le sue contraddizioni, le sue emozioni, passione e invidia, odio e ammirazione, rancore e vendetta. E una tenerezza struggente. La stessa che commuove e mi commuove ne Il Giardino dei Finzi Contini. La partita di tennis tra i quattro giovani che si svolge nel giardino del Palazzo Valiani, in Toscana, proprio il giorno in cui l’Italia di Mussolini entra in guerra, suona dentro di me, perché il tennis appartiene ai miei ricordi di ragazza, e a quelli di mia madre, di mia zia, di mio padre. Ferrara è una città straordinaria, camminare per le vostre vie è pura bellezza. Da fiorentina, credo che ci capiamo proprio bene».

Nelle sue pagine mescola Grande Storia e storie di vita quotidiane. Il romanzo affonda le radici in esistenze realmente accadute o è tutto inventato?

«Il romanzo racconta la vita. La vita come è. Il carattere che è il tuo destino. Le bugie che diventano verità e le verità che invece sono bugie. Racconta di uomini sbagliati che diventano giusti. Di anime scure che di colpo si fanno limpide. È pura invenzione. Ma io scrivo i miei personaggi come persone. So tutto di loro, anche se magari hanno una scena sola. E credo che sia questa la ragione per cui, leggendo, il lettore si trova immerso in un mondo differente da quello che abita tutti i giorni. Un mondo travolgente, che lo porta via con sé. E diventa vero».

Come ha vissuto questi mesi? Le manca il contatto con il pubblico?

«Ho lavorato tre anni a Tutto il sole che c’è. Ho studiato al storia della guerra e del Dopoguerra e ho scritto settecento pagine. È stato duro, ma entusiasmante. Ho ricevuto da questo romanzo tanto. E vorrei che accadesse anche a chi lo leggerà. Tutto il sole che c’è mi ha fatto compagnia. Mi ha portato dentro un vortice di vicende, di persone, di paesaggi. Li ho vissuti. Per questo, l’isolamento non mi è pesato. E così vorrei che accadesse anche ai miei lettori». —

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