Fadini, dalla pianura alla leggenda: storia del ragazzo divenuto eroe
Muroni torna in libreria con “Rubens giocava a pallone”. Il testo racconta la storia del calciatore partito da Jolanda di Savoia e approdato al Grande Torino
FERRARA. Un ragazzo che dalla pianura guarda verso la collina. Lassù, quasi contro il cielo, c’è il suo destino. Pallone al piede e divisa granata, quel ragazzo che guarda oltre la porta in direzione Superga è Rubens Fadini, calciatore nato alle Contane (Jolanda di Savoia) e morto nell’incidente aereo che il 4 maggio 1949 consegnò il Grande Torino al mito eterno. L’illustrazione di Rosanna Mezzanotte che dà la copertina a Rubens giocava a pallone, romanzo d’esordio di Stefano Muroni in uscita l'1 aprile per Pendragon, racconta molto già di per sé. Quello in posa non è semplicemente un giocatore in maglia rosso scuro, calzettoni in tinta e pantaloncini bianchi; è un ragazzo che sogna e che è pronto a sfidare tutto e tutti per inseguire la sua vocazione: diventare calciatore professionista. Di più, per diventare un campione. Il valore del romanzo è già racchiuso lì, tra quei colori, quei tratti e quei lineamenti, abbozzati e precisi allo stesso tempo. Sì perché Rubens giocava a pallone è un libro di formazione più che di calcio.
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LA STORIA
Rubens nasce il 1º giugno del 1927 tra campagne sterminate e grandi fatiche. Sono gli anni della bonifica ferrarese, gli anni in cui braccianti e agricoltori si spostano quasi ogni stagione per lavorare. Campi da arare, canali da scavare, terra da asciugare. Anche i Fadini sono così. Si spostano tra il Rodigino, il Mantovano e il Ferrarese; ed è proprio questa provincia a dare i natali a Rubens. Fin da bambino ama e desidera il pallone. Ci gioca ogni volta che può e nemmeno le lavate di capo e le minacce del padre gli fanno passare la voglia. Il genitore vede il calcio come una perdita di tempo e gli proibisce di giocare, ma lui il modo di fare quattro palleggi lo trova sempre.
All’inizio della Seconda Guerra Mondiale la famiglia Fadini si trasferisce in Lombardia. Rubens ha 13 anni. Inizia a giocare in una piccola squadra iscritta al campionato milanese Ragazzi: il Dopolavoro Ceretti & Tanfani di Milano. Con la Ceretti vince i campionati milanesi 1941-’42 e 1942-’43 ed ottiene il titolo di campione regionale della Sezione Propaganda. Nel dopoguerra la Gallaratese, che disputa il campionato di Misto B-C dell’Alta Italia, lo tessera. Resta qui per tre anni. Passa al Torino poco più che ventenne. Nell’ultima partita di campionato, prima della tragedia di Superga, gioca contro l’Inter a Milano e sostituisce Valentino Mazzola, quel giorno infortunato.
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IL LIBRO
«Vidi per la prima volta la foto di Fadini in un vecchio libro che aveva mio nonno e che parlava della bonifica. Dopo la sua morte, avvenuta nel 2016, decisi di scrivere venti novelle ambientate proprie nelle nostre campagne. Fra queste c’era anche Rubens del Cimabue, un racconto liberamente ispirato alla vita, sopratutto all’infanzia, di Fadini. Da lì – spiega Muroni – è maturata in me l’idea di dare più spazio a questo personaggio quasi del tutto dimenticato». A parte la via a lui intitolata a Jolanda di Savoia e lo stadio del Giulianova, c’è anche una squadra di calcio che porta il suo nome. «In Svezia, a Göteborg, fu fondata da alcuni operai torinesi trasferitisi là per lavoro. Chiamarono la squadra proprio Rubens Fadini e ancora oggi, a distanza ormai di cinquant’anni, il team si chiama così e il suo nome si tramanda di generazione in generazione». Una volta concluso il romanzo, non solo un’estensione della novella ma un lavoro più approfondito che ha comportato nuove ricerche e studi, Muroni ha incontrato i nipoti del giocatore. «Vivono tutti in Brianza, perché poi la famiglia si trasferì da quelle parti. Mi hanno accolto con entusiasmo e affetto. Mi hanno mostrato foto d’epoca, cimeli e persino la maglia di Rubens, quella recuperata dall’incidente aereo».
Rubens giocava a pallone non è la biografia del calciatore, bensì una storia di vita che raggruppa, mescola, impasta e consegna al lettore molteplici sfaccettature e suggestioni. «Quello compiuto da Fadini è il viaggio dell’eroe, la storia di un sogno che è più forte dei bombardamenti. Dalla miseria della campagna al mito del Grande Torino, lui affronta la salita, supera gli ostacoli ed entra nella leggenda. Per sempre». —
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