La Nuova Ferrara

«In “Passio Christi” Gesù soffre come uomo»

Il film spettacolo ideato da Placido e Ovadia da oggi a lunedì sul canale Youtube del Teatro Comunale Abbado di Ferrara

3 MINUTI DI LETTURA





La Passione di Cristo dai versi di Mario Luzi, ma anche i tempi che il mondo della cultura sta vivendo, un racconto corale su cosa significa, oggi, questo “tema sublime”, come lo definì il poeta Mario Luzi. Tutto questo, in un gioco di rimandi e di suggestioni visive, di richiami sonori, un viaggio sull’iconografia e sulla parola. Tutto questo è Passio Christi, il film teatrale realizzato su idea di Michele Placido su testi di Mario Luzi, Maria alla Croce di Dario Fo e Franca Rame e Salmi biblici a cura di Moni Ovadia, oltre allo Stabat Mater, nella traduzione in dialetto trentino di Daniela Scarlatti.

I PROTAGONISTI

Il film, prodotto dalla Fondazione del Teatro Comunale di Ferrara, viene trasmesso oggi alle 21 sul canale Youtube del teatro Abbado e rimane visibile fino a lunedì compreso. «Passio Christi è la Passione di Gesù che si incarna uomo, diventa uomo e soffre come uomo. Un mistero straordinario – spiega Michele Placido parlando del film teatrale – E soprattutto i versi di Mario Luzi ci hanno donato, durante questa esperienza, delle emozioni straordinarie». Nel suo ultimo lavoro, Michele Placido ha messo a servizio (gratuitamente, come tutti gli altri attori sul set) la propria esperienza cinematografica, in dialogo con il mondo del Teatro Comunale di Ferrara, di cui da febbraio è presidente. Al progetto Passio Christi – dapprima pensato come una processione teatrale all’alba, poi tramutato in film per via della zona rossa – ha fin da subito preso parte anche il direttore della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Moni Ovadia, che sottolinea: «La Passione di Cristo, così raccontata, si riverbera su altre passioni, anche quelle dei semplici uomini. Anche Gesù prova ciò che prova l’uomo, che la sua memoria e la sua vicenda, che è nel cuore della cristianità, irradi e riverberi il proprio senso sugli ultimi di questa terra, sui perseguitati, sui diseredati, sui brutalizzati di ogni tempo». «In un mondo in cui si tende a “divinizzare” l’umano, in Passio Christi si umanizza il divino», spiega l’attore Vito Lopriore (accanto in una foto di Marco Caselli Nirmal), che come lui stesso dice è «stato convocato (da Placido, ndr) per interpretare il ruolo del Cristo iconografico». «La Passione di Cristo è universale, lo è il dolore così come lo è l’amore», aggiunge Sara Alzetta, che nel film interpreta le parole di Maria alla Croce di Dario Fo e Franca Rame.

LA PASSIONE

«Mi sono ritrovata completamente in questa difficoltà nell’uomo di credere, facendo incarnare questo pensiero da Gesù – spiega Daniela Scarlatti –. Partecipare a questo progetto mi ha molto arricchito». Suo, nel film, è lo Stabat Mater, nella traduzione in dialetto trentino. Insieme a Placido, nella realizzazione di Passio Christi, anche il regista e sceneggiatore Toni Trupia. «La passione è credere ancora nella possibilità di restare umani, nonostante tutto quello che sta succedendo in questo mondo. Passio Christi – spiega Trupia – è creare e dare un senso a un’idea rispondendo agli stimoli di una città magnifica come Ferrara. Ed è anche l’entusiasmo di Placido e di tutto il gruppo di lavoro, un momento di gioia». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google