La Nuova Ferrara

A CASA CON GLI ESTE 

Così Garofalo per i Bonacossi dipinse la resurrezione di Lazzaro

Martina Bagnoli*
Così Garofalo per i Bonacossi dipinse la resurrezione di Lazzaro

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Morto e poi vivo Lazzaro, resuscitato da un semplice gesto e un potere divino. Aperto il sepolcro e tirato fuori il corpo, la folla si accalca per vedere il miracolo, seppure il puzzo di morto ancora sia forte e spinga alcuni a tapparsi il naso per il disgusto. L’uomo risorto avvolto nel suo sudario è ancora livido in volto, ma già muove le braccia per cercare di alzarsi. Ha un’espressione stordita, come se si svegliasse da un lungo sonno. Non sa dov’è, ma intuisce chi è stato a svegliarlo a guarda verso il Cristo circondato dagli apostoli. Questi aveva accolto la richiesta di Maria e Maddalena, le sorelle del defunto, che adesso si inchinano ai suoi piedi tremanti di gioia e di riconoscenza. La memoria di quella preghiera è dipinta nello sfondo. Un incontro banale alle porte della città che dà adito al miracolo più grande: la resurrezione. L’impossibile che diventa possibile, l’inimmaginabile che si avvera. Anche San Pietro, a sinistra del Cristo, manifesta il suo stupore alzando le braccia in un gesto di sorpresa. E miracolo di armonia è questa pala che Benvenuto Tisi dipinse per l’altare della famiglia Bonacossi nella basilica di San Francesco a Ferrara. Mirabile composizione, con il grappolo di corpi che si snoda dalla schiena china di Maddalena fino alla cima del sepolcro, dove si inerpicano due bimbi seminudi. Una scalata di corpi, di pose, di sguardi che il gesto di Pietro sovrapposto a quello di Cristo stabilizza in perfetto equilibrio. Equilibrio delle forme e armonia dei colori sapientemente misurati. Tutto si tiene, tutto ci incanta in questo miracolo di Resurrezione. —

Martina Bagnoli*

(*direttrice Gallerie Estensi Modena e Ferrara)

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