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Da Innsbruck alla Corte Estense Barbara d’Austria sposa politica

Micaela Torboli
Da Innsbruck alla Corte Estense Barbara d’Austria sposa politica

La duchessa chiamata regina legata alla vita spirituale più delle sorelle monache Morì a 33 anni, è sepolta alla chiesa del Gesù: la tomba ai più è quasi invisibile

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Ferdinando I d’Asburgo, figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, era fratello dell’imperatore Carlo V, e divenne a sua volta imperatore d’Austria e re di Boemia e d’Ungheria. Dalla moglie Anna Jagellone ebbe quindici figli, tra i quali dieci furono femmine. Alcune di esse si maritarono con nobili italiani: nel 1565 a Ferrara giunse sposa al duca Alfonso II la giovane Barbara d’Austria, nata a Vienna nel 1539.

INDOLE TENERA

Bionda, ma non bella, aveva ereditato il “mento asburgico”, una malformazione genetica che i medici chiamano progenismo. Il duca, vedovo, non era in grado di rendere madre la sposa, come tutti ben sapevano, ma le nozze Este-Asburgo erano più che altro una mossa politica, e se poi avesse anche prodotto un erede – ipotesi piuttosto remota – tanto meglio. A Ferrara Barbara non veniva chiamata duchessa o arciduchessa, ma regina. Era quasi più religiosa delle sue tre sorelle monache, la vita spirituale per lei vinceva su ogni altro aspetto. Si intese quindi alla perfezione, malgrado i diversi orientamenti reciproci sul piano della fede, con la pugnace suocera Renata di Francia, con la quale scambiava molte lettere, e che per il suo credo calvinista aveva sacrificato la tranquillità personale, ed era stata esiliata nel suo paese natale dal figlio, che non voleva avere altri guai con il papa, oltre a quelli che sua madre aveva creato in passato. Il duca di Ferrara, uomo galante, atletico e sobrio, fu molto amato da Barbara. Di questo lato tenero della indole di lei, al pari generoso con i derelitti, sono testimoni anche gli accenni in diverse opere che le dedicò Torquato Tasso. Barbara era di salute malferma.

DOPO IL SISMA

Cresciuta nell’aria pura e frizzante di Innsbruck, il pessimo clima di Ferrara le sarebbe stato fatale, specie dopo il terremoto del 1570, che costrinse la corte a vivere a lungo all’addiaccio, in pieno inverno e oltre. Fu il colpo di grazia. Barbara morì il 19 settembre 1572. Gli Estensi, indifferenti alle tombe monumentali predilette da altre casate, a parte pochi casi scelsero sepolture semplicissime. Per Barbara si fece un’eccezione: ebbe un sepolcro regale, almeno nelle intenzioni. Era vicina ai Gesuiti, il cui Ordine permise che venisse inumata nella loro chiesa di Ferrara, «nel nichio della Capella maggiore» (M. A. Guarini, 1621), insomma dietro l’altare centrale. La tomba è attribuita all’oscuro Francesco Casella da Carona, che fece un pessimo lavoro. L’insieme, «ornato di variati marmi, e statue, con la effigie di lei al naturale» (ancora Guarini) è disomogeneo e tremendamente enfatico. Si trova nella chiesa del Gesù (via Borgoleoni, 56) e la collocazione fa sì che resti seminascosta, quindi ben pochi si accorgono della sua esistenza. Povera Barbara. —

(2 - continua)

Micaela Torboli

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