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Officine Meccaniche Reggiane Da simbolo di lavoro alle macerie

Officine Meccaniche Reggiane Da simbolo di lavoro alle macerie

Dalla ferrovia agli aerei, ascesa e declino dell’azienda che ha segnato il Novecento Nonostante i progetti di riqualificazione l’area chiusa nel 1992 oggi è degradata

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Seconda tappa nei luoghi dell’abbandono al di fuori della provincia ferrarese. La settimana scorsa Devis Vezzaro, fondatore dell’associazione I luoghi dell’abbandono, ha accompagnato i lettori alla scoperta del “Mostro” di Casalecchio di Reno e oggi si va tra le macerie delle Officine Meccaniche Reggiane. Il colosso industriale fondato nel 1901 per produzione ferroviaria e proiettili d’artiglieria, divenne famoso sul finire degli anni Trenta per la famiglia di aerei da caccia. Chiuso definitivamente nel 1992, lo stabilimento noto anche come Reggiane Omi, oggi è completamente in balia di se stesso. All’interno non è rimasto quasi più niente, solo spazi infiniti, capannoni vuoti e murales alle pareti. La prima guerra mondiale favorì il ramo d’attività militare, le Reggiane, oltre ad espandere l’attività, nel 1918 assorbì il Proiettilificio di Modena. Nel 1920 la crisi non risparmia neanche le Reggiane che vedono i propri stabilimenti subire una occupazione operaia. La crisi economica mondiale del 1930 mette definitivamente fine agli sforzi di salvare l’azienda. Nel 1936 viene costituita a Reggio Emilia la Società Studi e Brevetti Gruppo Caproni guidata dall’Ingegner Giovanni Pegna (già progettista alla Piaggio) al fine di concepire e sviluppare velivoli sperimentali e soluzioni tecnologiche da applicare al Settore Avio Reggiane. Nel corso della Seconda guerra mondiale furono gli aerei la principale occupazione dell’azienda. Dagli anni sessanta la produzione si concentrò sulla realizzazione di locomotive, treni e impianti per zuccherifici. Chiusa nel 1992, e nonostante i progetti di riqualificazione, l’area è degradata. Oggi sul sito della Nuova anche il video. —

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