La Nuova Ferrara

IL TRAGUARDO 

Zanellato, novant’anni vissuti nel nome dell’espressionismo

Katia Romagnoli
Zanellato, novant’anni vissuti nel nome dell’espressionismo

Il pittore di Ariano Ferrarese ha iniziato a dipingere nel secondo Dopoguerra Dalla lettera di Guttuso alle mostre a New York, l’artista non ha scordato le radici

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Alfredo Zanellato, una vita vissuta nel segno dell’arte e dell’amore per le proprie radici. Il pittore di Ariano Ferrarese domani compirà novant’anni e nel corso della sua esistenza non ha mai rinunciato alla pittura e alla sua terra. Espressionista d’avanguardia, con oltre cinquemila opere all’attivo, un centinaio di mostre personali, l’ultima delle quali “La misura interiore dell’anima”, realizzata nel Castello di Mesola, da dove, nel 1957, aveva mosso i primi passi, Zanellato riconosce di «non aver mai realizzato un quadro, pensando di venderlo». Poi si ferma e aggiunge con candido stupore: «Non avrei mai creduto di arrivare a 90 anni, perché mia madre era deceduta, purtroppo, a soli 29 anni».

GUTTUSO E NEW YORK

Nel ripercorrere le tappe salienti di una vita ricca di gratificazioni personali, Alfredo Zanellato non riesce a scacciare l’amarezza e il cruccio per aver inconsapevolmente aperto la porta, nell’agosto scorso, ad un truffatore, «che mi ha portato via tutta la vita, strappandomi premi e medaglie». «Mi sono rimaste – prosegue l’artista –, le coppe e le medaglie d’argento e di bronzo, ma il truffatore ed il suo complice, cercavano l’oro. Non riesco a farmene una ragione». Di una vita spesa interamente per l’arte e nell’arte e per l’amore dei figli Ester, Elisabetta e Giampaolo e di Ennia, la donna che ha spostato 66 anni fa «e che risposerei domani, perché mi mette sempre la gioia di vivere», restano una miriade sconfinata di riconoscimenti e di ricordi. Fra questi anche una lettera scritta di pugno dal grande Renato Guttuso, «che conservo come una reliquia», confida. Dopo i primi premi ottenuti tra esposizioni e concorsi internazionali, da quello alla Columbia University alla Continental Art Gallery a New York, passando per le grandi capitali europee, da Roma, Parigi, Mosca, Bucarest, Varsavia, sino a toccare Melbourne in Australia, quella del giovane pittore di Ariano Ferrarese è stata un’ascesa inarrestabile.

UNA VITA LIBERA

Per i suoi 90 anni, Zanellato esprime un desiderio speciale, quello di volgere un ringraziamento a Mimì Qulici Buzzacchi, amica e mecenate, per così dire, madre di Folco Quilici. «È stata lei per prima a chiamarmi a Roma– afferma il celebre pittore – per farmi concorrere all’Accademia San Luca. Era una donna di grande cultura, mi ha voluto un bene da matti, adottandomi come se fossi un figlio e spronandomi a credere in me stesso». I ricordi rimbalzano nella mente dell’artista che, si illumina evocando i primi disegni realizzati durante l’adolescenza.

«Ero appassionato di aerei che vedevo sorvolare a bassa quota perché durante la guerra andavo a scuola in bici ed era il periodo in cui Pippo, così lo chiamavamo, bombardava il ponte sul Po. Lo disegnavo ovunque, in mille evoluzioni». Poi, all’istituto d’arte di Adria l’incontro con il ritrattista Antonio Tumiati, che «quando faceva ritratti, gli si vedeva la vena rossa negli occhi. Sono rimasto legato al discorso figurativo reale». Il giovane talento poi, dagli anni Cinquanta del Novecento inizierà a connotarsi prima per la raffigurazione di case abbandonate, con coppi e catenacci in vista, simboli del depauperamento di un territorio rurale, in conseguenza del boom economico delle città industriali. Arriverà poi la stagione delle sedie impagliate, anche rotte, «che ho interpretato come sedia della mamma che allatta – ricorda ancora l’artista –, o del potere politico ancorato alla sedia. Ho sempre fatto quello che ho voluto e nelle centottanta opere esposte nella mostra di Mesola di due anni fa, ho racchiuso tutta la mia vita».

GLI AUGURI

Sono oltre 250 i premi vinti nel corso di una carriera infinita, mentre resta il cruccio per «la mano destra che trema e che oggi non mi permette più di dipingere. Ho realizzato due ritratti, alla nipotina e alla figlia primogenita dopo la mostra di Mesola, ma ho faticato tanto».

A sorpresa per il maestro Zanellato arrivano dal sindaco Gianni Michele Padovani gli auguri di buon compleanno. «Con il suo estro e la sua arte ha reso orgogliosa la comunità. È una persona anche tanto generosa da aver donato – aggiunge il sindaco – un’opera meravigliosa, posta nella sala consigliare». —

Katia Romagnoli

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