Simoni guarda all’essenza «Troppi effetti speciali nelle canzoni di oggi Io ho scelto piano e voce»
Il cantautore comacchiese racconta “Anima” e il duetto con Vecchioni Il disco nato prima della pandemia: «Ma ora i brani volevano uscire»
IL COLLOQUIO
Samuele Govoni
«Ho preso un pianoforte a coda, strumentazione analogica e ho affittato per un mese e mezzo un teatro. Su quel palco vuoto, tra le luci e il silenzio della sala è nato Anima». Paolo Simoni, cantautore comacchiese, è tornato con un album intimo e vivo distribuito da Warner Music; un progetto piano e voce pensato per riportare al centro delle canzoni l’autenticità e l’essenza dei brani. «Ero stanco di tutti quegli effetti speciali che ci sono nella musica di oggi, volevo ristabilire il giusto ordine e per me il giusto ordine è questo: l’uomo che usa la macchina e non il contrario. Oggi con tutti i programmi che ci sono si può comporre una canzone in un pomeriggio stando nella propria camera da letto, non è quello che interessa a me. Io voglio fare musica».
PRIMA DEL LOCKDOWN
Anima sarebbe dovuto uscire un anno e mezzo fa, poche settimane prima del lockdown ma la pandemia ha bloccato tutto. «Eravamo pronti, il disco era finito e poi abbiamo deciso di aspettare. Le canzoni sono rimaste quasi due anni in cantina e poi ho sentito che era il momento di farle uscire, erano pronte; come il vino». E ascoltandolo oggi Anima, per le sonorità, le parole e i temi trattati, sembra nato nell’ultimo anno e invece no. «A volte le canzoni hanno il potere di vivere di vita propria, di anticipare in qualche modo i tempi. A volte comincio a scrivere e non capisco nemmeno io cosa scrivo, poi dopo mesi rivedo o riascolto quelle parole e mi dico: “Ah ecco perché, ecco cosa volevo dire”».
CON VECCHIONI
Il disco, pubblicato in cd e vinile (oltre che in formato digitale) è stato anticipato dal singolo Porno società in radio da inizio anno. Il lavoro si apre con L’anima vuole, brano potente e struggente allo stesso tempo che vede alla voce anche la partecipazione di Roberto Vecchioni. «Mentre componevo questo e altri brani per l’album sentivo come una vocina che mi diceva: “Chiama Vecchioni, chiama Vecchioni”, alla fine mi sono convinto e l’ho fatto. Ci siamo visti dopo diversi mesi in un pomeriggio d’estate nella sua casa di Milano e alla fine mi ha chiesto di aprire i suoi concerti nel tour che sarebbe partito in autunno. Data dopo data – spiega il cantautore – abbiamo avuto modo di conoscerci meglio, di comprenderci e confrontarci. Alla fine del tour mi ha detto: “Va bene, facciamo questa canzone”. Che soddisfazione».
LE CANZONI
Dieci tracce, un solo cuore pulsante e infinite arterie. Dalla canzone manifesto Non sono altro che un artista ai paesaggi notturni di Cuore di ragazzo, a Imparare a vivere a Amico mio, in cui Simoni racconta di un incontro avuto con un giovane disperato e mai più rivisto. In E invece importa il cantautore si misura con il dolore. «È strano perché – dice – ho sempre pensato che le lezioni, quelle vere, le apprendiamo solamente attraverso la sofferenza. In questo caso il prezzo è altissimo ma alla fine un giorno questo dolore ci sarà utile». Eterna estate è un omaggio a quei momenti passati rimasti immortali, non una canzone sulla nostalgia ma un racconto di quello che non c’è più. Dopo 4 zampe arriva Augh il brano che chiude Anima e che rimanda inevitabilmente alla solennità dei nativi americani. Un saluto a questo Paese e a questo tempo. «Il pubblico mi manca e mi mancano i concerti. Spero di poter portare presto in giro questo disco per condividerlo con la gente». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
