La Nuova Ferrara

IL PERSONAGGIO 

Come ti cambio la foto Gli scatti del passato rivisti da Mingozzi «Seguo il mio istinto»

Ines Ammirati
Come ti cambio la foto Gli scatti del passato rivisti da Mingozzi «Seguo il mio istinto»

L’autore portuense tra denuncia sociale e nuove libertà «Il Covid mi ha tolto Francia e Messico, spero di recuperare»

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Tra tagli, strappi, gocce di sangue e cancellature, l’arte di Nico Mingozzi buca le fotografie con la forza di chi ha il coraggio di esprimere i suoi pensieri senza il timore del giudizio altrui. Del resto, è così che il portuense ha iniziato ad approcciarsi all’arte: d’impulso, senza nessun obiettivo in mente se non quello di comunicare il proprio mondo. E ora i suoi ritratti fotografici mutilati in bianco e nero hanno fatto il giro del mondo e quelle donne, uomini e bambini che ne sono protagonisti, spogliati dalla mano dell’artista del loro atteggiamento impostato, hanno la possibilità di guadagnare una nuova libertà, a volte perversa e provocatoria, in un mix di denuncia della società tra passato e presente.

IL PERSONAGGIO

Nato a Portomaggiore nel 1976, Nico Mingozzi ha frequentato il liceo artistico Dosso Dossi a Ferrara, dove ha ottenuto il diploma di maestro d’arte. «Dopo gli studi ho iniziato a lavorare. Ho fatto un po’ di tutto ma nulla che mi piacesse davvero. Poi nel 2000, quasi per gioco, ho organizzato la mia prima esposizione di disegni a fumetti che all’epoca realizzavo principalmente per me stesso. Non pensavo minimamente che sarebbe andata bene e invece così è stato e ho iniziato a farne altre». Poco tempo dopo la prima mostra e il trasferimento nella provincia di Forlì-Cesena, dove vive al momento, è iniziata una collaborazione con la Galleria di Forlì e l’artista ha iniziato a muovere i primi passi in questo nuovo mondo, anche se ancora non aveva trovato la sua dimensione. «Nel 2010 c’è stata una svolta. Per motivi personali sono cambiato e mi sono accorto che quello che stavo facendo era un lavoro troppo metodico e strutturato, io avevo bisogno di agire d’istinto». È stato proprio questo desiderio nato dall’impulsività a spingerlo a cambiare. «Una sera in studio ho preso alcune fotografie e ho iniziato a “forzarle”, e mi è piaciuto. Non è stato programmato, è stato un passaggio avvenuto in una mezz’ora ma, per il momento, questa forma per me è l’ideale: in un minuto realizzo la mia fotografia e riesco a rappresentare il mio stato d’animo in quel preciso momento, cosa che per me è molto importante».

LE MOSTRE

Dietro quei volti gotici e melanconici si nascondeva infatti la volontà di raccontare il mondo in modo autentico, caratteristica che l’ha portato a vincere, nel 2011, l’ambito Premio Arte Mondadori e ad iniziare a esporre in Italia, dalla Galleria Weber & Weber di Torino alla D406 di Modena, e nel mondo, tra Città del Messico, Berlino e Parigi. E ora, dopo gli ultimi anni fatti di ottime collaborazioni, l’artista attende solo l’apertura di mostre e musei, pronto ad immergersi a capofitto in vecchi e nuovi progetti. «Quest’anno ho alcuni appuntamenti in programma a Berlino ad agosto e in giro per le fiere grazie alla mia collaborazione con Raffaella De Chirico. L’anno scorso sono saltate molte cose importanti: mi era stato offerto dalla direttrice di Paris Photo uno stand all’edizione 2020 e avevo ricevuto altre proposte in Messico da due gallerie ma è saltato tutto. Speriamo di poter recuperare».

Ines Ammirati

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