La Nuova Ferrara

il mondo dello spettacolo allo stremo 

Sale con capienze raddoppiate ed eventi fino a 5.000 persone

NST
Sale con capienze raddoppiate ed eventi fino a 5.000 persone

Franceschini presenta al comitato tecnico scientifico proposte per riaprire gli show Le associazioni del settore perplesse: «Così non può bastare a salvarci»

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ROMA. The show must go on, lo spettacolo deve continuare. È uno degli slogan universalmente noti del mondo dello spettacolo; perché lo spettacolo anche nei momenti più cupi e dolorosi si è sempre saputo rialzare e ripartire. Oggi, però, dopo oltre un anno con teatri e cinema chiusi, concerti affidati alla sola diffusione online, lo spettacolo rischia seriamente di non continuare, di non sapersi più rialzare. Lo ha capito anche il prudentissimo ministro della Cultura, Dario Franceschini, che finora ha tenuto ben tirato il freno a mano sulla possibilità di riaprire: «Lo spettacolo non ce la fa più – ha detto l’altro giorno agli esperti del Comitato tecnico scientifico, chiedendo regole rapide e possibili sperimentazioni per consentire una ripartenza che non si può più rinviare a lungo».

E ieri Franceschini ha sintetizzato le sue proposte in una lettera inviata al Cts. Un’azione, quella del ministro, sollecitata con forza per tutta la giornata dalle varie associazioni del mondo dello spettacolo, settore che la pandemia ha ormai ridotto allo stremo. Le proposte di Franceschini prevedono, in sostanza, di aumentare la capienza dei luoghi dello spettacolo dall’attuale 25 al 50 per cento con un massimo di 500 spettatori al chiuso e 1000 all’aperto. E insieme a questo propone di consentire l’organizzazione sperimentale di grandi eventi, anche con 5mila spettatori purché ci si doti di ulteriori precauzioni, sul modello del concerto che si è tenuto recentemente a Barcellona con 5mila spettatori, tutti sottoposti preventivamente a tampone e tutti con mascherina Ffp2. Nel documento presentato al Cts non si parla però né di tamponi né di mascherine. Non si scende nel dettaglio, insomma, immaginando che nel caso di grandi eventi gli organizzatori dovranno avviare un confronto con la Regione di svolgimento e con il ministero della Salute, con i quali concorderanno le eventuali misure da mettere in campo.

Insomma, qualcosa inizia a muoversi, anche seguendo gli esempi di altri Paesi che in qualche modo stanno cercando di far ripartire il mondo dello spettacolo. Dal settore della musica a quello del teatro, però, sembrano tutti convinti che non possa bastare, che i numeri indicati dal ministro non siano la soluzione più felice, soprattutto in vista di una primavera e di un’estate che in tanti si augurano più libera dalla pandemia e dalle regioni in rosso e arancio.

«Dalle nostre analisi, riteniamo che si possa lavorare al 65% della capienza – dice Vincenzo Spera, presidente di Assomusica – L’anno scorso non ci sono state criticità né focolai su mille spettacoli che abbiamo monitorato».

Claudio Trotta, portavoce di #ricominciamo, un cartello di oltre 80 realtà del settore che ha lavorato mesi alla stesura di un protocollo che consentisse una riapertura in sicurezza, rimane convinto che la capienza degli spazi dove si svolgono spettacoli ed eventi debba «essere determinata localmente sulla base delle dimensioni e delle caratteristiche» di ogni locale o spazio all’aperto. Mentre boccia il carattere sperimentale pensato dal ministro per i grandi eventi: «Non c’è nessun bisogno di sperimentare – dice – se ci sono protocolli, si attuano come si è sempre fatto anche negli altri settori. E in Italia – ricorda – il mondo dello spettacolo è ampiamente regolamentato, con leggi per la sicurezza per la tutela del pubblico e dei lavoratori che sono tra le migliori al mondo».

«La proposta del ministro della Cultura Dario Franceschini agli esperti del Comitato tecnico-scientifico per far riaprire a maggio i cinema, i teatri, i concerti, deve essere l’occasione per trovare soluzioni non discriminatorie che riguardino tutte le attività legate al mondo dello spettacolo e della cultura. Comprese le attività dell’associazionismo di promozione sociale e culturale – questa la posizione dell’Arci espressa in una nota diffusa ieri– Un’occasione per considerare la cultura una priorità, come abbiamo chiesto ripetutamente in questi mesi segnati dalla pandemia, indispensabile ed essenziale, e per rispondere adeguatamente ad un settore fermo da mesi e ridotto allo stremo. Così come moltissimi circoli Arci, chiusi e costretti a cancellare migliaia di eventi e attività di promozione culturale. Se si vuol far ripartire il mondo dello spettacolo e della cultura, servono quindi misure per poterlo fare con le stesse regole». —NST

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