Distefano porta su Netflix la nuova normalità degli artisti neri
Arriva “Zero”, serie in otto episodi basata su un suo libro «Finestra verso una rappresentazione migliore del mondo»
«Quando ho iniziato a scrivere questa serie una cosa che sentivo o mi dicevano spesso era “non esistono degli attori neri, delle attrici nere o registi neri italiani”. Ora abbiamo visto che ci sono, esistono e bisogna coinvolgerli. Credo che “Zero” sia la prima finestra verso una rappresentazione (del mondo, ndr) migliore».
Così Antonio Dikele Distefano ha aperto la conferenza stampa virtuale di “Zero”: la nuova serie originale italiana Netflix in otto episodi (di circa venti minuti ciascuno), nata da un’idea di Distefano e liberamente ispirata al suo romanzo “Non ho mai avuto la mia età” (edito da Mondadori).
Prodotti da Fabula Pictures, con la partecipazione di Red Joint film, gli episodi arrivano il 21 aprile nei 190 paesi in cui è attiva sulla piattaforma.
Al centro della storia c’è Omar – interpretato da Giuseppe Dave Sekele, al suo debutto – un ragazzo timido da sempre abituato a sentirsi invisibile. Lui è un rider: di giorno disegna i fumetti, la sua più grande passione, e di sera consegna le pizze sfrecciando con la sua bici tra le vie di Milano. Omar ha un superpotere, quello dell’invisibilità. Non è un supereroe come gli Avengers. Lui è un ragazzo che vive nel “barrio”, quello cantato da Mahmood, che rischia di essere raso al suolo per gli interessi di un gruppo immobiliare. Ed è proprio qui che scende in campo l’eroe moderno, Zero, per salvare il suo quartiere.
«Quando ho iniziato a pensare alla serie mi chiedevo: ma tu pensa a un supereroe nero italiano. In quel periodo guardavo un anime, sono fan del genere, e così ho iniziato a lavorare. Il discorso dell’invisibilità è una metafora» , ha detto Distefano.
Da sempre vissuto ai margini della comunità e con il sogno di partire per diventare un fumettista, Omar ad un certo punto della storia conosce l’amore con Anna (Beatrice Grannò), l’amicizia e il senso di appartenenza grazie ad una crew di ragazzi che vive nel suo stesso quartiere: Sharif (Haroun Fall), Momo (Richard Dylan Magon), Sara (Daniela Scattolin) e Inno (Madior Fall).
Insieme hanno un solo obiettivo: salvare le loro case. «Molte volte ci troviamo in una situazione in cui non riusciamo ad accorgerci di chi siamo veramente e di quali qualità abbiamo. Spesso ci mettiamo dei paletti che ci intrappolano in situazioni in cui non riusciamo ad esprimerci», ha detto Giuseppe Dave Sekele. «Quando gli fanno rendere conto che il suo potere potrebbe essere utilizzato per fare cose grandi, riesce a vedere il mondo da un altro punto di vista. Questo capita a tutti. Io mi ci rivedo. Questa– ha continuato– è la mia prima esperienza attoriale in generale, all’inizio pensavo di non farcela. Invece mi sono reso conto, anzi mi hanno fatto rendere conto, che si può fare: bastava credere di più in se stessi. Se fossi invisibile mi prenderei del tempo per me, te ne vai in un’isola tranquillo e te la godi».
Questa è una storia universale che va oltre il colore della pelle. Questa è una storia che riguarda tutti. Chi non si è sentito almeno una volta invisibile a scuola come nella vita in generale. Ed è successo anche al protagonista Omar/Zero: «Durante il periodo adolescenziale, non riuscivo ad esprimermi, a capire cosa volessi fare. Il fatto di non essere capito dalle persone mi faceva sentire invisibile. È una condizione che tutti noi abbiamo vissuto, è un momento in cui non riesci a capire determinate cose o situazioni» .
Distefano riscrive la storia della serialità e, perché no, anche del cinema. Riscrive quella nuova normalità che ancora fa fatica ad emergere in Italia: quella dei professionisti neri di seconda generazione del mondo della settima arte e della tv.
In questo paese «abbiamo bisogno di normalità e non dell’eccezione», ha detto Antonio Dikele Distefano. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
