Soluzioni dall’agricoltura: meno chimica più rotazioni
È un problema enorme quello ambientale, e per troppo tempo trascurato da una politica non sempre sufficientemente preparata per capire e affrontare temi così complessi e per capire le vere priorità, per il bene comune. La nuova sfida potrebbe partire dall’agricoltura, che da sola occupa e gestisce almeno un terzo delle terre emerse (3.5 miliardi di ettari a pascolo e 1.5 miliardi di ettari di terre arabili o con colture permanenti). L’agricoltura ha il merito di avere consentito la nascita della società civile, ma ha portato a una eccessiva semplificazione ambientale, che ha contribuito in buona parte a creare il problema ambiente, degenerato nella seconda metà del XX secolo.
Ecco alcune proposte per l’agricoltura: diminuire l’impatto sull’ambiente, continuando a ridurre l’apporto di mezzi chimici di sintesi, sostituendoli in parte con metodi più naturali; affidarsi di più alla nuova ricerca genetica, per aumentare la resistenza delle piante coltivate alle avversità ambientali e ai vari parassiti; ridurre la diffusione di monocultura ed eccessive lavorazioni dei terreni, inserendo rotazioni lunghe; limitare le superfici coltivate e destinate per la produzione di mangime (il 70% del totale), parte delle quali ottenute distruggendo foreste; diffondere l’agricoltura di precisione; contenere l’eccessivo sperpero di acqua nell’irrigare; diffondere l’idroponia per alcune coltivazioni orticole intensive.
Da segnalare che giovedì alle 10 la Molini Pivetti di Renazzo presenta la sua nuova piattaforma dedicata alla sostenibilità. Per registrarsi visitare il sito www.pivettihub.it —
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