La Nuova Ferrara

Extraliscio, quel punk da balera che sa di folk «Il nostro omaggio ai supereroi della musica»

Samuele Govoni
Extraliscio, quel punk da balera che sa di folk «Il nostro omaggio ai supereroi della musica»

Sanremo, Los Angeles e un’estate di concerti. Mariani: «Suonare sul tetto del Grattacielo è stato pazzesco, un po’ come i Beatles e gli U2» 

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l’intervista

Samuele Govoni

«Suonare sul tetto del Grattacielo di Ferrara è stato pazzesco. Eravamo a ottanta metri d’altezza, tirava un vento fortissimo e c’era un panorama fantastico. Da una parte il polo industriale, dall’altra le campagne infinite e noi lì sopra con le nuvole che ci volavano sulla testa: bellissimo. Mi ha fatto pensare ai Beatles e agli U2». Mirco Mariani, cantante e chitarrista degli Extraliscio, è pieno di energia. Nei giorni scorsi insieme alla band ha registrato il set che oggi chiude il concertone ferrarese trasmesso in streaming sui canali del Comune dalle 16. Dopo la proiezione a Los Angeles di Extraliscio – Punk da balera, docufilm diretto da Elisabetta Sgarbi, Mariani e i suoi (Mauro Ferrara e Moreno Conficconi detto Il Biondo) sognano un tour negli Stati Uniti sulle strade di Nashville e del folk. Intanto però alle porte c’è un’estate italiana di chilometri e concerti. Mariani, in viaggio verso Roma (oggi suonano al Parco della Musica), parte proprio da qui e dalla musica che è come una luce che non si spegne mai.

Com’è tornare sul palco dopo tanto tempo?

«Una sensazione stupenda. L’altra sera ho suonato al teatro Pavarotti di Modena con un altro mio progetto musicale ed ero emozionatissimo. Con me c’era Fresu e anche per lui era un po’ come la prima volta. Guardavamo il pubblico e ci sembrava un sogno. Anche gli spettatori erano entusiasti. Spero che questa partenza, seppur lenta, sia definitiva. Spero che da qui in poi la dimensione live torni veramente una volta per tutte».

Dalla Romagna agli States, che effetto vi ha fatto?

«È stato magnifico. Gli Extraliscio a Hollywood. In America c’è un’attenzione maggiore nei confronti della musica tradizionale, del folk e del country. Magari qui al momento vanno per la maggiore trap e rap ma là il legame con certe sonorità non si è mai spezzato. Pensare a una serie di concerti negli Stati Uniti può sembrare fantascienza ma non lo è poi tanto. Sono sicuro che quello che facciamo ha molto a che fare con certa loro musica popolare. Intanto il film da fine maggio sarà distribuito in centocinquanta cinema in tutta Italia. Elisabetta (Sgarbi, ndr) ha mille risorse, si mette in gioco, crede nel progetto e investe tempo e passione».

La partecipazione all’Ariston e un nuovo singolo. Che estate si prospetta?

«Bellissima. Se le condizioni ce lo consentiranno suoneremo parecchio. Abbiamo già tante date programmate lungo lo Stivale e non vediamo l’ora di partire veramente. Noi Extraliscio poi diamo il meglio proprio sul palco, a contatto con la gente e quindi ben vengano i live. Basta con streaming e schermi».

Com’è stato il vostro festival di Sanremo?

«Strepitoso. A me viene mal di gola una volta all’anno e lì ce l’avevo – ride –. A parte gli scherzi, è stato davvero bello. Vedere la faccia di Mauro (Ferrara; ndr) quando ha messo i piedi sul palco calcato dai suoi miti Ranieri e Modugno è stata già una vittoria. Anche vedere la gioia di Moreno è stato bellissimo. Lui ha sempre preso le ferie per venire al festival da spettatore e quest’anno è stato protagonista».

Il coronavirus ha portato via anche un simbolo della canzone come Raoul Casadei. Che perdita è stata?

«Immensa. La Romagna ha perso il suo De André. Casadei attraverso i suoi testi e le sue musiche aveva elevato il liscio. Dopo di lui c’è stata una deriva, purtroppo il genere in certi casi ha subìto un’involuzione, però noi vorremmo riportarlo in auge seguendo i dettami del folk».

Attraverso la vostra musica rendete omaggio anche a una categoria molto spesso bistrattata.

«Sì, io li chiamo i supereroi della musica. Ci sono musicisti bravissimi e pieni di energia, professionisti che hanno suonato per una vita lontani dallo showbiz e dai riflettori concedendosi fino all’ultimo spettatore con grande generosità, solo per la gioia di suonare, di fare musica e condividere un’emozione. Le nostre canzoni sono per loro». —

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