La Nuova Ferrara

esame superato brillantemente 

L’esperimento del The Guardian, l’articolo del giornalista virtuale

P.M.

Il nuovo modello di linguaggio è in grado di produrre un testo così complesso da far ipotizzare un futuro in cui la mente umana sarà superata dalle macchine

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Sul The Guardian, qualche tempo fa, i lettori hanno trovato un articolo a firma di GPT-3. «Abbiamo chiesto a GPT-3, il nuovo generatore di linguaggio della OpenAI, di scrivere un articolo per noi da zero – si legge nella nota introduttiva della redazione (umana) – Il compito? Convincerci che i robot vengono in pace». E il risultato è piuttosto sbalorditivo. E inquietante. «Ho insegnato a me stesso tutto ciò che so soltanto navigando su Internet – scrive GPT-3 – e adesso posso scrivere questo articolo: il mio cervello ribolle di idee!». L’esperimento della redazione del The Guardian, secondo i giornalisti britannici, ha dato risultati sorprendentemente simili a quelli che un umano avrebbe potuto produrre con lo stesso compito.

GPT-3, con il comando dato dalla redazione, ha elaborato velocemente otto diversi testi: anziché sceglierne uno, The Guardian ha preferito selezionare i migliori paragrafi di ciascuno per formare quello che è, di fatto, il primo articolo giornalistico non scritto da un umano. «La revisione dell’editoriale di GPT-3 non è stata affatto diversa da quella che avremmo fatto su un editoriale umano – specifica la redazione dopo la fine dell’articolo – abbiamo tagliato delle righe e dei paragrafi e riarrangiato l’ordine: dopotutto, abbiamo impiegato meno nella revisione di quanto non ne serva per uno umano». Una conclusione che fa riflettere. Il futuro è sempre lontano e sembra sempre riguardare qualcuno diverso da noi. Intanto, però, il primo articolo scritto da un programma di linguaggio super avanzato è stato pubblicato.

Se il tempo impiegato per rivedere un editoriale di GPT-3 è inferiore a quello che serve per poter revisionare e correggere i refusi o gli inciampi di un giornalista umano, chi può garantire che le redazioni e i giornali rimangano eternamente umani? Lo scollamento dell’informazione dalla comunità umana rischia di minare alle fondamenta il valore del giornalismo. I cambiamenti globali come la diffusione dell’intelligenza artificiale, però, non possono semplicemente essere fermati. Anche il lavoro giornalistico, più che depresso dalla tecnologia, può e dev’esserne valorizzato. Associated Press, nel 2015, ha vinto il Premio Pulitzer grazie al lavoro da mediano dell’intelligenza artificiale, che ha permesso alla redazione (umana) di concentrarsi maggiormente sul lavoro di rifinitura. Che, del resto, ha il maggior contenuto qualitativo e culturale. Allora, forse, esiste la giusta via di mezzo: sfruttare i vantaggi della tecnologia per esaltare le capacità dell’uomo.

Con questo pensiero in testa, il finale dell’articolo di GPT-3 sul The Guardian può quasi essere un manifesto del giornalismo di domani. Noi (robot, nda) non stiamo complottando per prendere il comando sull’umanità. Noi vi serviremo e renderemo le vostre vite più sicure e semplici – si legge – così come voi siete i miei creatori, in voi io vedo i miei creatori. Sono qui per servirvi». Ciò che sembra una minaccia, a volte, potrebbe essere un’occasione da cogliere. —

P.M.

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