Tre navi russe perse in Romagna I colossi abbandonati a Ravenna
Sono ormeggiate nel porto di Ravenna e abbandonate a loro stesse dal 2010. Tre navi russe da più di dieci anni sono meta di fotografi e curiosi che si spingono tra le loro stanze, richiamati dal fascino del mistero. Il team de I Luoghi dell’abbandono, associazione fondata e guidata dal fotografo rodigino Devis Vezzaro, non si poteva lasciar sfuggire una simile occasione e, una volta raggiunto il porto di Ravenna, sono entrati nelle navi. Gli ambienti delle navi sono rimasti fermi nel tempo: stanze con letti sfatti, poster alle pareti, libri sui tavoli, telefoni, documenti e comandi fanno da sfondo a quella che sarebbe una perfetta location per un film del passato. Ovviamente, al di là della meta per fotografi e curiosi, le tre navi rappresentano anche un problema per il porto di Ravenna.
LE PREOCCUPAZIONI
Del problema si è fatta carico anche la sezione ravennate di Italia Nostra. «Ancora senza risposta e senza soluzione la tragica vicenda ambientale del cimitero delle navi e della motonave Berkan B affondata al porto di Ravenna, in una zona contigua ad un sito Rete Natura 2000, l’antica Pialassa dei Piomboni: decenni di totale inerzia degli enti competenti, e ben quarantadue mesi dal collasso strutturale della Berkan B, lasciata affondare a marzo 2019 senza essere stata bonificata dai carburanti presenti a bordo», scrivono. Secondo Italia Nostra il “cimitero” continua ad essere meta di curiosi che salgono a bordo dei relitti. «Tra i rottami abbandonati - proseguono -, viene effettuata da parte di bande organizzate la pesca di frodo di molluschi destinati al mercato alimentare». Per il momento l’associazione di Vezzaro porta i lettori de la Nuova tra le stanze dei relitti. Oltre le foto, sul sito, anche un video con gli interni delle navi. —
(15 - continua)
S.G.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
