Romagnoli e la fotografia Da Ferrara al Bangladesh per immortalare l’uomo
«Quando si fotografano persone a colori, si fotografano i loro vestiti. Ma quando si fotografano persone in bianco e nero, si fotografano le loro anime!». Si potrebbe riassumere con questa frase del fotoreporter canadese Ted Grant lo stile di fotografia di Daniele Romagnoli, fresco vincitore di un altro premio al XVII Concorso fotografico nazionale XI sambucaonline.it della città di Sambuca (Agrigento) con la sua foto in bianco e nero “Portatore di pietre 3”. Nonostante svolga con diligenza un lavoro, quello di ispettore della polizia municipale di Ferrara, che tecnicamente lo dovrebbe tenere lontano dalla fotografia, Daniele Romagnoli ha iniziato il suo percorso fin da subito vincendo: «Ho sempre avuto la passione per la fotografia, ma nel 2015 al primo concorso che partecipai vinsi subito il primo premio! E li capii che potevo investire di più su questa mia passione, è stata una fonte di ispirazione». Ha quindi iniziato a girare il mondo, poiché aveva trovato la sua ispirazione definitiva e ripagante nella fotografia documentarista e antropologica, portando con i suoi scatti colui che guarda, nei posti che ha visitato. Dai colorati costumi della tribù dei Surma in Etiopia col confine col Sudan fino ai lavoratori del Bangladesh (dove ha realizzato “Portatore di pietre 3”), passando per i bizzarri e spesso violenti riti induisti del Nepal, alternando colore a bianco e nero, cerca e riesce a trasportare le emozioni, i disagi e le unicità dei suoi protagonisti. «“Portatore di pietre 3”, l’ho scattata nel 2019 in Bangladesh, mentre ero andato a vedere questi lavoratori di pietre, che le lavorano un ad una e li in mezzo al caldo umido sono riuscito a cogliere la giusta luminosità e il giusto sfondo per ritrarre la sete di quel lavoratore accaldato». Il perché della sua scelta di fare il fotografo antropologico si potrebbe riassumere con una citazione di Jorge Luis Borges «non si esiste che quando si è fotografati», infatti tutti quegli uomini, quelle donne e quei bambini, così lontani e così anonimi, da lui ritratti, non esistono fin quando non vengono mostrati al pubblico, ed è solo allora che i loro sogni e le loro difficoltà diventano “nostri”. —
Antonio J. Palermo
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