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Calza racconta gli anni Sessanta Un libro che è come un jukebox

Valentina Bacilieri
Calza racconta gli anni Sessanta Un libro che è come un jukebox

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Se la storia dell’arte da Vasari in poi ha fatto di sé una narrazione cronologica, per generazioni direbbe Renato Barilli, i tempi sono pronti perché altrettanto si faccia con la cronaca più recente del nostro “costume”. Dalla musica leggera di Fossati a quella leggerissima di Colapesce Dimartino, dalla Pop Art di Andy Warhol alle tecnologie sempre più avanzate, il modo di concepire e fruire la cultura è cambiato velocemente negli ultimi sessant’anni.

IL VOLUME

È fresco di stampa Jukebox. Tv, ricordi e canzoni anni ’60 (ed. Santelli, collana Vip) di Giovanni Calza, scrittore e musicista ferrarese. In questo libro Calza ha condensato le utopie e i potenziali punti di frattura degli anni Sessanta del secolo scorso, con la consapevolezza di chi sa di aver attraversato una soglia epocale in un difficile equilibrio della memoria, sospesa fra privato e condivisione, fra una delicata nostalgia che si fa parola e le crepe nascoste nel vuoto di una periferia pasoliniana o nell’urgenza di un riscatto che si sarebbe macchiato di violenza troppo presto. «Eppure per una generazione – racconta Calza – la svolta furono i 45 giri, i testi delle canzoni, un palinsesto televisivo che sapeva attraverso qualche trasmissione d’avanguardia parlare ai più giovani anche se sempre sull’orlo di una dialettica contestazione. Ed ecco affacciarsi un microcosmo dinamico brulicante di autori parolieri produttori discografici, figure del tutto sparite dal nostro attuale contesto musicale».

FRA TENCO E Kerouac

Emergono talenti, i Lucio Dalla i Tenco che ora, in epoca di fluidità ed apparente apertura, non avrebbero spazio per esprimere la loro genialità. Ed ecco una cartografia delle emozioni comporsi con i solchi dei vinili: i New Trolls di Ho veduto dal primo concept album del rock progressivo Senza orario senza bandiera, il minimalismo sentimentale che sconfina in autentica poesia dei testi di Mogol, Cocciante, il beat italiano ancora tutto da indagare così denso di ribellione alla Kerouac che le cover– a volte un po’ banali nelle traduzioni – non stemperavano, la sapienza compositiva di Valerio Negrini, paroliere dei Pooh, cui si devono piccoli gioielli. «La società ballava con i juke box, ascoltava i Dik Dik, i Camaleonti, l’Equipe 84, i Corvi, i Nomadi, Dino e i Kings. I complessi erano tantissimi e ogni giorno una canzone nuova e ricca di significati passava per radio», evoca Calza che poi sottolinea come «nel libro ho voluto fotografare tutto di quegli anni. Dalla pubblicità, al cinema passando attraverso il fermento che permeava ogni aspetto del quotidiano senza mai staccare gli occhi dalla nostra città». —

Valentina Bacilieri

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