Molisiani e l’amore profano «Canto le mancanze che lo rendono autentico»
Canta l’amore di tutti i giorni, quello della vita reale, senza finzioni né dolcificanti di sorta. Romanticidio. Sposie d’amore e altre disgrazie, edito da Neo, è la nuova raccolta in versi di Eleonora Molisiani. La scrittrice la presenterà in diretta streaming sulla pagina Facebook di Libraccio Ferrara, oggi, alle 18. 30, con la giornalista Camilla Ghedini. A distinguere lo stile dell’autrice è il rispetto profondo per la parola, ma per essere efficace in questo frangente non avrebbe potuto fare altro che lasciarsi alle spalle la nostra tradizione lirica. «Volevo cantare l’amore profano anche attraverso quei difetti e quelle mancanze che lo rendono autentico – esordisce Molisani – E mi serviva una forma altrettanto sincera». Tra una citazione scanzonata del Teorema di Ferradini e un sarcastico Nessuno mi può giudicare, sono evidenti i prestiti antichi, così gli echi a Saffo e Catullo, compreso un uso armonico e calzante del turpiloquio. L’autrice sembra quasi un Catalano al femminile, capace di riportare a terra il sentimento amoroso, grazie a un cinismo ironico e consapevole. «L’idea del libro mi è venuta durante l’isolamento pandemico dello scorso anno – aggiunge – quando la cupezza e l’immobilismo schiacciavano le nostre giornate; perciò ci ho tenuto a chiamarle spoesie, con uno sfrontato prefisso privativo. Per non prendersi troppo sul serio». Molisani rivela un romanticismo divergente, che mette a fuoco il caustico del quotidiano tra uomini e donne. Ecco il motivo del titolo, Romanticidio, e l’ascia in copertina che boicotta le apparenze: «Spesso si scambiano formalità e convenzioni per gesti sentiti, come un invito a cena, il dono di una rosa o aprire lo sportello alla lei di turno per aiutarla a scendere dall’auto». Dopo un primo impatto divertito, a un ulteriore livello di lettura ci si identifica nella disillusione che pervade i sentimenti di coppia e la durevolezza del rapporto a due. In Un funerale nello stomaco il retrogusto amaro affiora sfatando un cliché con una freddura: «Farfalle nello stomaco? Semmai camole». —
Matteo Bianchi
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