Frassoni, la ricca di Borgo Leoni che “dimora” nella chiesa del Gesù
Il luogo fu costruito a partire dal 1570 proprio con una donazione della donna Accanto a lei riposa anche il marito, il conte Lanfranco del Gesso morto nel 1550
Tutto accadde nel Borgo dei Leoni. Uno dei più grandi scrittori del ’600 italiano, il ferrarese Daniello Bartoli, nacque nel 1608 nella dimora di famiglia, oggi via Borgo dei Leoni 18, e la sua formazione culturale, perfetta e sterminata, si deve agli studi condotti a pochi metri da casa, presso il Collegio dei Gesuiti, l’attuale Tribunale, costruito accanto alla chiesa del Gesù grazie ad una donna straricca, Maria Frassoni, la cui tomba si trova appunto nella stessa chiesa, insieme a quella dello sposo, il conte Lanfranco del Gesso.
LA STORIA
Lui, morto nel 1550, era stato Segretario di Stato, Rettore dei Leggisti, Podestà e Fattore ducale, e perciò lei venne detta “la Fattora”. Fattore, non nel senso rurale del termine, bensì un potente funzionario di corte, una specie di ministro. Per Lanfranco si eseguì un sarcofago, poi sostituito da una semplice lastra, come per Maria. I Frassoni erano una antica e diramata casata, Maria nacque dal ramo di Lugo, Ferrara e Calto. Gli sposi vivevano nel palazzo di via Borgo dei Leoni 28, noto come Naselli-Crispi. Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore dell’ordine gesuita, è l’eroe di Bartoli, che scrisse una immensa Istoria della Compagnia di Gesù in sei volumi. Beato dal 1609 e santo nel 1622, lo spagnolo Ignazio fu a Ferrara diverse volte, lasciando alcuni seguaci in loco. Apriva la strada alla penetrazione in città dei suoi, sostenuti da parte dell’aristocrazia ferrarese e non, tanto che si tramanda che la marchesa Vittoria Colonna, devota poetessa amica di Michelangelo Buonarroti, cercasse di convincere Ercole II d’Este ad aprire le porte all’ordine, e il duca facilitò i gesuiti per fugare l’aura calvinista si era adagiata sullo Stato a causa del protestantesimo di sua moglie, Renata di Francia. Lo stesso accadde con il successore, Alfonso II. Pare che Maria, vedova senza figli, abbia elargito sessantamila scudi d’oro per realizzare il complesso gesuita. La chiesa in cui riposa fu ideata da Alberto Schiatti (ma alcuni studiosi parlano del Tristani) e innalzata a partire dal 1570.
LE DONAZIONI
Ignazio in persona scambiava lettere con Maria, che definiva “Illustre Fondatrice”. In una sua missiva da Roma del 1554 si legge che il padre Pelletier, che a Ferrara dava lezioni al futuro cardinale Luigi d’Este (ma falliva cercando di ricondurre Renata verso l’ortodossia), era incaricato da Ignazio anche di vegliare sulla dama, che, oltre alle opere estensi, donò somme ingenti per innalzare l’imponente Collegio Romano, oggi sede del Ministero della Cultura e di un liceo. La consacrazione finale del Gesù giunse nel 1599. Il fratello di Maria, Giambattista, si fece gesuita. Maria, “piissima matrona”, venerabile serva di Dio, morì nel 1590. —
(7 - continua)
Micaela Torboli
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