La Nuova Ferrara

Lucchesini suona Beethoven e Schumann «Nella loro musica c’è l’animo umano»

Samuele Govoni
Lucchesini suona Beethoven e Schumann «Nella loro musica c’è l’animo umano»

Domani concerto in presenza al Teatro Abbado di Ferrara: posti limitati, distanziamento e sipario alle 19 

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L’INTERVISTA

Samuele Govoni

Sarà Andrea Lucchesini, pianista fiorentino di fama internazionale, a tenere a battesimo la nuova rassegna di Ferrara Musica. Il musicista, per la prima volta solista in città, si esibirà dalle 19 sotto i riflettori del Teatro Comunale Abbado. In attesa di vederlo, e ascoltarlo, Lucchesini si racconta.

Che effetto le fa tornare a suonare dal vivo?

«C’è molta emozione. Ho iniziato giovanissimo, all’inizio degli anni ’80, e non ho mai interrotto l’attività se non per brevi momenti di vacanza. Invece questa è stata una lunga sosta, ed anche la ripartenza si sta confrontando con la necessità di riprogrammare tutto in tempi ristretti. Sono felice di riprendere a suonare».

In questi mesi lo streaming ha ridotto la distanza tra gli artisti e gli spettatori? Cosa le è mancato di più?

«Non ho avuto la sensazione che lo streaming ci abbia tenuto più vicini: il concerto si fa insieme, con il respiro della sala che segue le “anse” del racconto musicale, mentre la videoregistrazione di un’esecuzione finisce per somigliare di più al lavoro che si fa in sala d’incisione. Ho partecipato soltanto a concerti cameristici o con orchestra, e così la presenza degli altri musicisti ha mitigato l’effetto di vuoto dovuto all’assenza del pubblico».

Beethoven e Schumann, due autori a lei cari. Che concerto sarà quello di domani?

«Un viaggio nella sensibilità romantica attraverso opere geniali e di assoluta modernità: le due Sonate beethoveniane sono entrambe molto particolari, e se la definizione “quasi una fantasia” è apposta all’op. 27 n. 2, anche l’op. 31 n. 2 vive dei contrasti tra contemplazione estatica e sconvolgimento emotivo. Schumann infine scrive la Fantasia op. 17 partendo dalla composizione di una sonata-omaggio a Beethoven, citando letteralmente frammenti beethoveniani».

Cosa rende secondo lei i loro brani immortali?

«La capacità della loro musica di parlare ad ogni generazione, perché i moti dell’animo umano non sono molto diversi, e la profondità della scrittura riesce a risalire all’intimità di ognuno di noi. In fondo l’unica cosa che è cambiata negli ultimi 200 anni è la velocità, ma abbiamo le stesse sensazioni di rabbia, tenerezza, sdegno, nostalgia, entusiasmo che contraddistinguono la natura umana. E questa musica dà voce a tutto questo».

Quando ha cominciato a suonare? Come è nata la sua passione per il pianoforte?

«La musica era in casa, perché mio padre era un polistrumentista di talento che insegnava, suonava, dirigeva e trascriveva, soprattutto musica jazz e il repertorio delle grandi voci americane. Il pianoforte faceva parte del suo modo di esprimersi con la musica, e così anche io, appena sono riuscito a sedermi da solo di fronte alla tastiera, ho cominciato a giocarci. Presto sono stato accolto nella classe di Maria Tipo: la sua scuola pianistica ha trasformato il mio entusiasmo infantile in un meraviglioso viaggio alla scoperta della musica». Info: 0532.202675. —

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