La Nuova Ferrara

A CASA CON GLI ESTE 

Quelle pennellate di ombre e luci che oggi ammaliano ancora

Martina Bagnoli*
Quelle pennellate di ombre e luci che oggi ammaliano ancora

Il canto d’amore tra fuoco e fiamme di Tintoretto L’opera realizzata nel ’500 è custodita nelle sale della Galleria Estense a Modena 

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Il signore dell’aldilà si gira per guardare chi dal basso lo invoca. Plutone porta una corona di saette aguzze ed è circondato da un bagliore forte di luci e fiamme. Bianchi i capelli e fluente è la barba mossa dai venti caldi degli inferi. Orfeo, in basso, le mani conserte sul petto gli parla implorante: “Vengo piangendo la morte della sposa, strappata al mio abbraccio dal morso di una vipera”, spiega il giovane al dio, “e non posso vivere senza di lei”. Orfeo chiede a Plutone di poterla riavere.

TRAMA NARRATIVA

La disperazione del giovane è tale e il suo canto sì dolce, che, come narra Ovidio nelle sue Metamorfosi, il dio degli inferi accetta di lasciar partire la bella Euridice a patto che sia Orfeo a precederla fuori dalle porte dell’Ade e che non si giri mai a guardarla.

Arrivato alla soglia dell’aldilà e preoccupato per il passo incerto della moglie ferita, Orfeo si gira per assicurarsi che lei lo segua e allora Euridice precipita di nuovo verso l’abisso. Tintoretto, chiamato da Vittore Pisani ad illustrare il poema ovidiano per il soffitto del suo palazzo veneziano, si concentra sull’incontro tra il potente dio e il giovane mortale. La divinità sprigiona potenza nella posa del corpo, nel guizzare dei muscoli, nel bagliore giallo e turchino che lo avvolge. Il giovane innamorato, nello scorcio prospettico da sotto in su, commuove per i suoi gesti e per il canto che la sua bocca aperta sembra vocalizzare. Euridice è solo evocata, forse da ravvedersi nella figura a sinistra. Uno spettro silente ancora in attesa di uscire dagli inferi oppure già precipitatavi di nuovo. Tintoretto risolve tutta la trama narrativa in un colloquio fatto di gesti e girandole di colori. Pennellate ammalianti di ombre e luci, modernissime nella stesura strisciante. Oggi, come cinque secoli fa, si rimane incantati fermandosi a guardare con il naso all’insù una storia in pittura. —

Martina Bagnoli*

(*direttrice Gallerie Estensi Modena e Ferrara)

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