L’inferno su Roma, ecco i veri fatti «Il libro che avrei voluto leggere»
Alberto Angela prosegue la “Trilogia di Nerone”: i nove giorni di fuoco che distrussero la città
la CHIACCHIERATA
Alla presenza del direttore generale di HarperCollins Italia, Laura Donnini, il divulgatore scientifico e scrittore Alberto Angela, volto amato della televisione culturale, ha presentato L’inferno su Roma. È il secondo capitolo della “Trilogia di Nerone” (ed. HarperCollins), ora in libreria, che ricostruisce i nove giorni in cui infuria il grande incendio che distrugge Roma. «È un libro – spiega Angela – che ho sempre desiderato poter leggere. Mi sono reso conto che il grande incendio del 64 d.C. è tema poco approfondito, a discapito della sua portata storica. Ecco il perché di una trilogia».
Il libro si apre su uno scenario quasi felliniano. «Immaginate: Roma è una città dal sapore quasi mediorientale, multiculturale. La zona del Circo Massimo, di giorno brulicante via del commercio, la notte assume le tinte fosche di luogo di malaffare. Gli antichi Cassio Dione, Svetonio e Tacito sono concordi nel collocare l’innesco in questo punto. Io ho ipotizzato una lucerna accesa che precipita dal soppalco di un magazzino sotto le arcate del Circo Massimo. Alta densità di abitazioni in legno, morfologia ondulata del territorio, libeccio che spira e la varietà di materiali infiammabili aumentano a dismisura la potenza distruttiva del fuoco. Contro cui nulla possono i rudimentali mezzi di estinzione di allora».
Il testo ha lo stile coinvolgente di un romanzo, e la sostanza di un libro storico. «Archeologi, storici, ingegneri, meteorologi, vigili del fuoco; è la ricerca sul campo che ha permesso di ricostruire nel modo più verosimile possibile, giorno dopo giorno, le dinamiche dell’incendio e la lotta contro il tempo dei vigiles romani. Ho cercato di replicare i passi della Nasa quando esplora un pianeta sconosciuto, cercando di coinvolgere i cinque sensi: l’acredine degli odori, i bagliori accecanti, gli schianti terribili dei crolli che si moltiplicano; avvalendomi anche di testimonianze dirette di chi ha vissuto la furia di un incendio, come a Dresda, Tokyo e Londra. È poi un modo per ricordare tutte le persone che in quella tragedia persero la vita, che mai potremo quantificare con esattezza».
Affrontando, per forza, la fama di “Nerone incendiario”, protagonista del terzo capitolo della trilogia; realtà o illazioni messe in giro dai detrattori? «Le fake news sono sempre esistite. Nerone era malvisto dalla classe senatoriale e amatissimo dal popolo. Nell’incendio perse Circo Massimo, mercati Boario e Olitorio, Ara Maxima di Ercole, Foro Boario, porto Tiberino. Cui prodest?».
Anche Vindex e Saturninus, seguiti dal primo volume, sono davvero esistiti? «Quando scrivo - risponde Angela - non amo creare, bensì approfondire e studiare, documentarmi e seguire l’approccio scientifico. Dai graffiti ritrovati su stele romane si sa che Vindex era più anziano, più esperto, e Saturninus più giovane. Da qui ho cercato di ricostruire quale potesse essere il rapporto tra i due, le loro mosse, i loro pensieri. I due coraggiosi vigiles sono anche l’espediente narrativo, attraverso cui vediamo criticità, dinamiche, luoghi. Questa è la grandezza della storia: il passato inquadra il presente e indirizza il futuro». —
Giorgia Pizzirani
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