Crema e il Divisionismo La stazione Termini secondo l’artista ferrarese
Continua ad attirare l’attenzione di cittadini e turisti la mostra dedicata a Giovanni Battista Crema allestita nelle sale del Castello Estense. Dopo anni di oblio il pittore nato a Ferrara nel 1883 e morto a Roma nel 1964, torna a far parlare di sé attraverso una personale giunta a mezzo secolo di distanza dalla precedente. Dopo gli studi in patria Crema aveva conosciuto maestri di peso ragguardevole, come Domenico Morelli a Napoli, e ne aveva tratto esperienze formative importanti. Si spostava ovunque pensasse di poter lavorare con successo. Quasi sempre solare, estroverso, aperto, talvolta preferiva addentrarsi con il suo pennello nelle oscurità delle vicende umane – la guerra, la povertà – o tentava di rendere difficili atmosfere notturne sulla tela, grazie alle sfumature più cupe della sua tavolozza. Fa parte di questi orizzonti timbrici un suo quadro che appartiene alla Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, “Lavoro notturno alla Stazione Termini” (olio su tela, cm. 71, 3x100, 5, eseguito nel 1905). La stazione romana, sorta accanto al colle Esquilino, dopo diverse fasi di costruzione era stata inaugurata definitivamente nel 1874. L’istituzione piemontese ha organizzato il proprio cospicuo patrimonio artistico in una singolare galleria monotematica, che ha per nome Il Divisionismo, questo perché a quella corrente si ispirano la maggior parte dei quadri di sua proprietà. Il museo ha sede nel Palazzetto Medievale e tra le sue opere si trovano anche realizzazioni di due grandi ferraresi: Previati, e, appunto, Crema. Chiudere nella gabbia di una definizione fissa l’onda portante del lavoro di Crema sarebbe limitativo, infatti la mostra lo propone dentro e “Oltre il Divisionismo”. Il dipinto dedicato alla stazione romana è un mesto notturno, con un elegante capotreno circondato da povere larve umane accoccolate sulla banchina, in attesa del treno con i loro miseri fagotti. Punti di luce nella notte, le lampade sospese e soprattutto i fari delle locomotive, luci bianche e rosse, simili agli occhi “di bragia” del Caronte dantesco. Nel 1905 Crema era a Roma da un paio d’anni, dopo lungo girovagare, e nello stesso anno presentò le sue opere alla Esposizione di Belle Arti. La gavetta di Crema non era terminata e ancora oggi non ha registrato il successo che meriterebbe. —
Micaela Torboli
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