La bestialità dell’uomo nelle poesie di Bertoni L’autore oggi su Libraccio
Per la collana Bianca di Einaudi è uscita la nuova raccolta in versi di Alberto Bertoni, “L’isola dei topi”, che presenta con Roberto Pazzi oggi, alle 18.30, sulla pagina Fb di Libraccio. Se l’isola è sia la sua Modena sia un luogo interiore, i topi rappresentano la parte distruttiva della notte; anche l’Alzheimer dei genitori che riemerge come un incubo e corrode le «tane» della memoria, privandoci dell’identità, sembra impartirgli una lezione sostanziale, ovvero che l’unica cosa degna di essere trattenuta sia l’affetto per la moglie Adriana e per gli altri. E il piacere in quanto tale si riduce all’inganno di un momento: “L’ennesima speranza di un cavallo / battuto sul traguardo / o il retrogusto amaro / dell’ultimo bicchiere pagato caro, / pessimo bianco trapassato / di tenuta e di grado”. Nella dimensione epica del quotidiano il poeta che ha visto perdere Varenne spezza le sembianze del reale per non subirne il decorso e per ribellarsi con il suo intarsio incessante, manifestando capacità critica. Era un retaggio di Stefano Tassinari, che è stato fondamentale per la sua formazione, nonché il suo primo editore proprio a Ferrara. Tra Greta Thunberg e Giulio Regeni, l’autore rimarca quanto la ricerca della verità sia stata ridotta a uno slogan e, paradossalmente, allontanata dai gesti individuali. Sin dal titolo, gatti e topi sono come angeli e demoni che lottano nel suo inconscio per avere la meglio: il topo inquina la purezza delle immagini sedimentate, mentre il gatto accompagna le nostre spoglie mortali. Riecheggiando Steinbeck e Orwell, la vasta conoscenza letteraria di Bertoni si attiva quando vive un’esperienza diretta delle cose. Non si tratta di animali a cui presta attributi umani, bensì di una presenza bestiale all’interno della nostra umanità. —
Matteo Bianchi
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