Un allegro brindisi con Bacco Il Bastianino vuole divertire
È un calice enorme quello che leva questa figura coronata di fiori e spighe, più vaso che bicchiere.
Grassoccio e imponente, il dio del vino strizza gli occhi e sorride ebbro, invitando all’allegria la sua piccola compagnia di anime e animali. Una scimmia al guinzaglio brinda alzando la coppa, un bambino a sinistra la imita, mentre una gazza già intinge il becco in una ciotola colma di vino. Un ragazzotto in primo piano alza lo sguardo incuriosito verso Bacco, mentre con una mano tiene una sacca piena di sassi su una spalla e con l’altra un fiasco di vino. Nello sfondo una serva africana porta un vassoio carico di prelibatezze. È allegra la donna, lei pure ride e il suo copricapo è adornato da un fuso rovesciato.
Il fuso, la gazza, la scimmia, sono tutti elementi allegorici che ci mettono in guardia dall’interpretare questa scena in maniera troppo letterale. La scimmia alla catena e la cameriera con il fuso infilato nel turbante sono simboli di lussuria spesso associati a Bacco. Al culto del dio del vino era legata anche la gazza, uccello ciarliero che al dio veniva sacrificato per ricordare quanto il vino sciolga la lingua. Cosa significhino i due bambini non sappiamo. La loro presenza ci lascia incuriositi e forse anche a disagio, come quando non si capiscono bene le situazioni in cui ci troviamo.
Questa scena semiseria, che vuole ammonire ma soprattutto divertire, fu dipinta da Sebastiano Filippi, meglio conosciuto come il Bastianino. A Ferrara, il Filippi lavorava per i Duchi d’Este. Per la casata il nostro artista aveva prestato la sua opera in saloni e castelli. Questo è l’unico dipinto da cavalletto di soggetto profano che gli conosciamo.
Non sappiamo per chi fosse stato dipinto, ma ci pare di capire che qualcuno si sarebbe riconosciuto in questa sguaiata divinità: la borsa lussuosa con la fibbia ornata di stemma sembra identificare un personaggio preciso. Le lunghe chiavi che porta attaccate alla cintura sono forse il segno del suo ruolo a corte? Chissà se davvero questo buffone mascherato da dio del vino fosse l’anima di tutte le feste, l’allegrezza a cui non si resiste e se, come tanti pagliacci, non nascondesse nel vino le sue tristezze. —
Martina Bagnoli *
(* direttrice Gallerie Estensi
di Modena e Ferrara)
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