Torquato sulle orme del padre Tasso e la tomba che non c’è
Tasso e Tassino, ovvero Bernardo e Torquato. Così erano noti padre e figlio, entrambi poeti, quando Torquato iniziava a comporre. La fama di quest’ultimo avrebbe poi oscurato quella di Bernardo, ancor oggi poco studiato.
Due sradicati: nato a Venezia nel 1493 da una famiglia della piccola nobiltà bergamasca, Bernardo era attivo come segretario e poeta nelle corti, dove crebbe il ragazzo, che ricalcò le sue orme. Nel 1570, prima di partire per la Francia al seguito del cardinale Luigi d’Este, Torquato ideava il testo per una lapide dedicata a Bernardo, mancato l’anno prima ad Ostiglia dove era podestà, al servizio dei Gonzaga.
LE SPOGLIE
Ferrara era per Torquato l’unica città degna di conservare le ossa del padre, che vi aveva a lungo ben vissuto. Ideò una scritta in latino da apporre alla sepoltura, che tradotta suonava: «A Bernardo Tasso, illustre per il culto delle muse e per gli affari dei principi; per la fecondità somma e l’eccellenza dell’ingegno; per pari varietà ed incostanza di fortuna, lasciava insigni memorie di entrambe le attività. Il figlio Torquato pose. Visse anni settantasei. Morì l’anno 1569, il giorno 4 settembre». Le spoglie, destinate alla chiesa di San Paolo di Ferrara, vennero poi sistemate nella chiesa di Sant’Egidio a Mantova (dove resta una memoria) in attesa dell’ultimo viaggio, e lì furono coperte da una lastra con la scritta «Ossa Bernardi Tassi». I resti di Bernardo furono certamente portati in «San Polo», come Torquato stesso scrisse in una lettera, e nessuno studio lo nega. Pare assodato che a Mantova rimanga solo un cenotafio.
SQUATTRINATO
D’altronde, nel 1570, mentre Torquato Tasso era in Francia, la chiesa di San Paolo cedette al terremoto, la tomba di Bernardo forse con lei, e comunque in seguito non venne sistemata, come si dolse il poeta, il quale, nel 1581, da Sant’Anna, informò il cardinale Giovan Girolamo Albani che ancora la questione della tomba del padre non era risolta. Scrisse su questo tetri sonetti, tra cui «Alban, l’ossa paterne anco non serra» (Sigla Maier 1964 772). È escluso vi sia mai stato un sacello monumentale: Torquato faceva rima con squattrinato (nel 1570 ha debiti, come quello con Abram Levi, cui lascia in pegno una giubba del defunto genitore, sei camicie, quattro lenzuoli e due tovaglie) e per il suo ruolo a Ostiglia Bernardo era stato pagato pochissimo.
Lo riteneva un lavoro «di riputatione», ma così misero da farlo vivere in tremende ristrettezze, come si legge nelle sue lettere.
PADRE E FIGLIO
Torquato difese con vigore l’arte e la memoria del padre Bernardo, curando l’edizione del poema paterno, incompiuto, dal titolo “Floridante”, debole tentativo di emulare l’immenso Ludovico Ariosto. Della tomba ferrarese di Bernardo Tasso si sono persi ricordo e impronta, resta viva l’aura dell’amore filiale.—
(10 – fine)
Micaela Torboli
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