La vera di pozzo dai motivi gotici che “riposa” a Palazzo Costabili
Realizzata nella prima metà del ’400 si trovava in via Savonarola a Ferrara L’opera rischiava di finire a Venezia ma fu bloccata dalla Soprintendenza
Chi entra nel giardino di Palazzo Costabili, detto di Ludovico il Moro, in via XX Settembre 122 a Ferrara, trova, tra rose e bossi, una magnifica vera da pozzo, una delle poche studiate rispetto alle tante presenti a Ferrara. Insieme ad una vera che sta in un altro punto del giardino, entrambe in origine poste altrove, le opere ornano splendidamente il palazzo. Puteale o ghiera (ma anche anello, corona, cinta, spalletta; per Dante è cinghio nel c. XVIII dell’Inferno) sono le giuste parole per definire il parapetto di un pozzo, più noto come vera, all’uso veneziano.
LA STORIA
Questa vera, della prima metà del ’400, parte tonda e svasa verso l’alto per finire con una bocca quadrata. Si alza su tre basi poligonali, reca motivi vegetali in stile gotico fiorito, con arco, carrucola e un secchione (in origine erano due) di ferro battuto dell’800, ornati con lo stemma della casata Saracco-Riminaldi, giacché appartenne alla famiglia ferrarese, che la pose per qualche tempo nel giardino di Palazzo Contughi di via Savonarola 38, del quale fu proprietaria nel XIX secolo. Compare in uno dei volumi dell’opera monumentale di Pietro Paoletti, L’architettura e la scultura del Rinascimento in Venezia (I, 1893, p. 16). L’autore la attribuisce a maestri veneti della pietra attivi per la Ferrara medievale, come Domenico Taiamonte, Pantaleone e Alvise da Venezia. Intorno al 1910 la vera passa all’antiquario Salvadori di Venezia, e viene fermata dalla locale Soprintendenza per scongiurarne l’esportazione: si decide che torni a Ferrara, per essere posta a Palazzina di Marfisa d’Este. Gioia grande per Giuseppe Agnelli, direttore della biblioteca Ariostea e presidente della Ferrariae Decus. Ben sa che dietro alla restituzione c’è la mano di Corrado Ricci, direttore generale delle antichità e belle arti d’Italia, che si è mosso su richiamo del conte Gino Fogolari, soprintendente al patrimonio veneziano. Riconosce la vera e la blocca. Alla Marfisa la vera non andò mai, si pensò al Palazzo dei Diamanti.
ASPETTI ARALDICI
Alla fine la spunterà Palazzo Costabili, per via del perfezionamento del prestigioso museo di Spina, fiore all’occhiello del Regno. Tempo fa il massimo esperto di puteali della Serenissima, Alberto Rizzi, ha preso visione della “nostra” vera, notando in essa aspetti originali rispetto alla tradizione veneziana, dati forse dal gusto della committenza ferrarese. La presenza sul bordo della vera di una fila di bugne a forma di diamante farebbe pensare ad una ispirazione araldica estense, ma l’elemento non appare significativo in tale chiave, essendo usato anche in vere poste a Venezia e nelle isole della laguna, come testimoniano almeno sei esempi di puteali pubblicati in un recente libro del citato Rizzi, Vere da pozzo di Venezia (Cierre, Sommacampagna, 2020), che aggiorna i suoi lavori e precede un nuovo volume, che conterrà anche il puteale di Ferrara. —
Micaela Torboli
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