La Nuova Ferrara

L’ALTRA STORIA 

Le parole della pediatra ebrea in viaggio tra Fossoli e Auschwitz

Le parole della pediatra ebrea in viaggio tra Fossoli e Auschwitz

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“La lezione dell’amore: le parole di un viaggio senza ritorno” è il saggio dedicato alla figura di Maria Zamorani, pediatra ebrea che sfidò il regime pur di continuare a portare assistenza e cure ai bambini. Arrestata il 22 aprile 1944, portata al campo di Fossoli, fu poi trasferita ad Auschwitz. Da quel momento si persero le sue tracce.

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori”, pensavo quella sera, tra me e me, nella palazzina, la numero 13, ricordando l’incipit del libro di Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, che avevo letto a puntate (dall’aprile del 1938) sulla rivista “Letteratura”, appena in tempo, prima che la censura fascista lo cancellasse dalla vista dei lettori. Giacevo, quella sera, mentre fuori pioveva, su una brandina ove il mio corpo giaceva nella fissità di una magrezza estrema, quasi come il Cristo del Mantegna. Furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. “Da molto tempo, questo, ed ero col capo chino. Pioveva, intanto, e passavano i giorni, le settimane, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua mi entrava nelle scarpe, e non vi era altro che questo: pioggia, massacri, e acqua nelle mie scarpe rotte, mute compagne, la vita come un sordo sogno, e non speranza, quiete”. Sapevo che con l’inizio della primavera, con l’aumento del numero dei prigionieri, quelli che erano arrivati per primi avrebbero lasciato quel triste campo di smistamento per nuove destinazioni lontane. Ma, quella notte, mi apparvero in sogno i loro occhi vispi, gli sguardi gioiosi, piccole mani gesticolanti e piedini irrequieti: i miei amati bambini, Francesco, Annamaria, Roberto e Riccardo, e tanti altri. Gli innocenti sorrisi che mi riempivano il cuore e per cui mi ero adoperata tutta me stessa nel soddisfare ogni loro bisogno perché, come io sentivo, l’amorevole cura dell’altro, era un dono d’amore, l’unico motivo serio che rende ogni vita degna e giusta di essere vissuta. Da loro, parole semplici; ecco cosa hanno di simpatico: non sanno ingannare... In fondo ciò che a loro occorre è la semplicità di un gesto che li accoglie, li protegge e rasserena: la semplicità. La medicina pediatrica non era forse un “collegare, connettere, unire insieme nella giusta proporzione” come vuole quest’etimo onesto della parola semplicità?

Era lo stesso stupore quando entravo nella quasi fiabesca drogheria Ditta Zaccaria Zamorani da mio padre condotta con maestria e gentilezza, in via Mazzini al 23; uno stanzone che odorava di spezie esotiche e cere e ove si trovavano oltre alle droghe, coloniali, farine, salumi, salati, formaggi, olii, colori e vernici nazionali ed esteri, i favolosi ingredienti indispensabili perla confezione casalinga del pampepato, tradizionale dolce natalizio ferrarese. Come avrei voluto assaggiarne un pezzetto, quel gusto unico di cioccolato, canditi, spezie e miele dal sapore che fa felici tutte nelle feste natalizie o pasquali. —

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