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Quel maledetto Vronskji I rivoluzionari sono nostalgici

Giorgia Pizzirani
Quel maledetto Vronskji I rivoluzionari sono nostalgici

Nuovo volume per lo scrittore e sceneggiatore Piersanti, ospite di Autori a corte «Scrivo per allontanarmi: è più interessante che parlare delle mie esperienze»

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Voce del “Dizionario della letteratura italiana del Novecento” di Asor Rosa, lo scrittore e sceneggiatore Claudio Piersanti è in libreria con “Quel maledetto Vronskji” (Rizzoli editore, 240 pagine, 18 euro), volume che ha già avuto modo di presentare per i lettori ferraresi. La trama racconta di un tarlo che rode il mite protagonista abbandonato dalla moglie e una chiave di lettura affatto scontata perché, ci ricorda Tolstoj, “Ogni famiglia felice si assomiglia, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

«Scrivo per allontanarmi da me - ci confida l’autore abruzzese, classe 1954 -, perché lo trovo molto più interessante che raccontare le mie esperienze. Ogni personaggio è un filtro che mi consente di scoprire le mie stesse sfumature, un distillato d’amore dal quale non è facile separarsi una volta che la storia finisce e che, pubblicata, lascio al suo destino senza più rileggerla».

Questo volume, come detto, era stato presentato il 15 maggio sulla pagina web di “Autori a corte”, la rassegna letteraria ferrarese organizzata da Consorzio eventi editoriali in versione streaming in attesa di poter tornare alle tradizionali presentazioni “fisiche”.

IL TESTO

Il protagonista di quest’ultimo lavoro ha il tenace e fragile tessuto di chi sta perdendo tutto... «Giuseppe è un rivoluzionario nostalgico - spiega Piersanti -, il quale sopravvive con dignità grazie a un mestiere con cui c’è identificazione totale. Lo svuota il ritrovarsi senza la compagna di una vita, per motivi cupi e misteriosi; lui resiste con forza vitale e ostinata, e il suo sapere mantiene un senso perché dedicato a una ingombrante assenza: ricopia un libro solo per lei, in un mondo assuefatto a intercambiabilità e spersonalizzazione, dove al senso di inadeguatezza personale si somma il costo sociale. Se da ragazzo maneggiava rotative da un milione di copie in una notte, adesso essere tipografo è polveroso, antiquato».

LA CARRIERA

Piersanti ha un curriculum molto lungo, sceneggiatore per registi come Carlo Mazzacurati, Riccardo Milani e Maurizio Sciarra, ha collaborato ad alcuni libri a fumetti, ex direttore responsabile de “La rivista dei libri”, come scrittore di romanzi è risultato vincitore di numerosi (e prestigiosi) premi a livello nazionale (Viareggio e selezione Campiello fra gli altri). Ma scrittura e sceneggiatura si mescolano in lui già a partire dalla metà degli anni Novanta.

«Sono due mondi lontanissimi. Spesso il cinema è il parassita della letteratura, poiché ne attinge “saccheggiando” poesia e riadattandola a una industria fatta di capireparto e aziende provvisorie che interagiscono per la durata delle riprese dando vita a un prodotto industriale. Lo sceneggiatore deve essere alleato del regista, assecondandone temi e difetti. Il mio cinema più profondo l’ho fatto con Mazzacurati, condividendo meccanismi, attese, incontri, imprevisti. Ecco, lì era successa la magia», conclude Piersanti. —

Giorgia Pizzirani

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