Dante sempre attuale «Quando è grande la poesia è di tutti E di nessun tempo»
I 700 anni dalla morte del Sommo Poeta: la terzina anti cattolica del Purgatorio
IL VIAGGIO
Nel 2021 viene celebrato il 700esimo anniversario della morte di Dante. Iniziamo un viaggio settimanale per dire quanto è ancora attuale.
Le parole non esistono, eppure sono eterne. La tomba di Dante ce lo rammenta ancora settecento anni dopo la sua scomparsa. D’altronde, sono le parole a motivare le nostre azioni e a vanificarle, a stabilirne l’intensità e persino a scandirne la durata. Nonostante il corso impietoso del tempo, continuiamo a riflettere sulla penna di un poeta che altro non fece che scrivere parole fondando non solo una lingua, ma un’intera cultura. Rileggere la Commedia, però, ci dimostra pure la distanza tra scrittura e realtà, ovvero quanto oggi le parole ci appartengano sempre meno e finiscano spesso per non inverarsi.
«Tu nota; è come da me son porte/ così queste parole segna ai vivi/ del vivere ch’è un correre alla morte». È la terzina tratta dal canto XXXIII del Purgatorio che Roberto Pazzi dedica ai lettori della Nuova Ferrara e con la quale inauguriamo questa nuova rubrica dantesca: uno sguardo al passato per risvegliare il presente, ma in tre versi. Considerata la modernità assoluta che l’opera di Dante ha mantenuto, è come se egli avesse scritto a scapito di sé, della sua stessa individualità.
«La terzina in questione – spiega Pazzi –, che il poeta fa pronunciare a Beatrice, non a caso, buca l’epoca in cui è stata concepita e supera il concetto cristiano di fede. Brucia persino l’ideologia cattolica in cui è stata incorniciata. L’avrebbe potuta scrivere un ateo: quella corsa alla morte in conclusione sarebbe potuta appartenere ai pensatori più negativi del Novecento, da Sartre a Camus, da Heidegger a Montale. Quando è grande la poesia è di tutti e di nessun tempo». —
(1, continua)
Mat.Bia.
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