Il Nucleo torna in piazza «Scambieremo gioia con le comunità locali»
Nasce Ersa, la rete che porta il teatro nei piccoli centri della regione Il progetto teatrale nato da una ricerca svolta nel lockdown
IL COLLOQUIO
Samuele Govoni
In questi mesi di chiusure e limitazioni il Teatro Nucleo non si è fermato. Incontri online, riunioni in streaming, laboratori e progetti hanno scandito anche i mesi più lunghi dell’emergenza sanitaria. Ora che il mondo della cultura sta cercando di ripartire finalmente in presenza, il Nucleo lancia Ersa: Emilia Romagna Scena Aperta. La rete nasce con l’obiettivo di (ri)portare il teatro nelle piazze di paesi, borghi e città. “Il tempo del canto” ed “Eretica” sono i due spettacoli che costituiscono l’ossatura di Ersa e da cui parte tutto. Marco Luciano, regista e curatore della rassegna, racconta le origini e gli obiettivi del percorso che partirà il 1° luglio da Sant’Agata sul Santerno nel Ravennate.
Cos’è Ersa?
«Ersa è un progetto di redistribuzione culturale che mira alla creazione di una rete capace di mettere in connessione i comuni con un minor numero di abitanti e meno serviti dall’offerta culturale di sistema, con una proposta teatrale di alta qualità. Teatro Nucleo abiterà per due giorni i Comuni aderenti alla rete offrendo spettacoli, laboratori, momenti di incontro e baratto culturale con le comunità».
Com’è nata l’idea?
«Durante questo anno di pandemia abbiamo condotto una ricerca sul “sistema spettacolo” in Regione e osservato come, ancora oggi, la maggioranza delle risorse destinate alla cultura nella nostra Regione sia investita nelle grandi città, lasciando di fatto sguarnita una parte del nostro territorio che dire considerevole sarebbe un eufemismo. Sui 250 Comuni sotto i 15mila abitanti pochissimi hanno un teatro attivo. Abbiamo contattato l’Anci– Emilia Romagna e il progetto ha cominciato ad essere concreto. Abbiamo scritto a tutti i sindaci dei comuni sotto i 15mila abitanti. Ci hanno risposto in moltissimi, tutti vogliosi di coinvolgere le proprie comunità in un’esperienza come questa».
“Il tempo del canto” ed “Eretica” sono i primi due titoli in programma, che pièce sono?
«Entrambi gli spettacoli sono nati durante questo lungo periodo di chiusura. “Il tempo del canto” è la nuova creazione della nostra fondatrice Cora Herrendorf, ispirato al “Cantico dei Cantici” di Salomone, è un inno all’amore, un canto di speranza, dove teatro, danza e musica si intrecciano per lasciare al pubblico il sogno di una cosa, la speranza dell’abbraccio, il volo degli amanti. “Eretica” è una mia regia, e nasce da un laboratorio permanente con i giovani attori del Nucleo. Si compone di quadri poetici e sferzanti attraverso i quali immergersi nel mondo ironico e grottesco dei vizi capitali, indagando le fragilità, le paure ma anche i sogni e le speranze di ognuno di noi».
Sono stati pensati appositamente per Ersa?
«Sì e non solo in termini poetici e narrativi, ma anche per quanto concerne l’agilità tecnica della messa in scena. Abbiamo immaginato questi lavori come momenti di poesia che possano abitare i territori con gioia e leggerezza, senza invadere le comunità, senza il peso organizzativo dell’evento, ma con dolcezza e intensità alla ricerca dell’incontro».
Alla fine il percorso verrà raccontato in un documentario, avete già in mente come sarà?
«Si andrà costruendo di tappa in tappa. Non sappiamo ancora quale sarà lo stile o il risultato estetico finale del prodotto video. Siamo certi però di voler mettere al centro dell’opera non il teatro ma l’incontro di questo con le persone, le comunità e i territori».
La rete di Ersa è ancora aperta, per aderire è sufficiente scrivere a emiliaromagnascenaperta@gmail.com. —
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