La Nuova Ferrara

Piano Festival, evento in crescita «Giorni di musica e passione»

Samuele Govoni
Piano Festival, evento in crescita «Giorni di musica e passione»

La settima edizione si svolgerà al museo archeologico nazionale di Ferrara, al via domani Ferraresi racconta l’evento: nonostante il Covid-19 abbiamo più insegnanti e allievi 

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l’intervista

Samuele Govoni

Inizia domani la settima edizione del Ferrara International Piano Festival, rassegna ideata e diretta da Simone Ferraresi, pianista nato e cresciuto in città ma da anni residente a New York. Dalla prima edizione tenutasi nel 2014 a quella di quest’anno, passando dall’appuntamento saltato nel 2020 causa Covid, Ferraresi racconta la crescita del festival e gli obiettivi futuri.

Festival ai blocchi di partenza, che edizione sarà?

«Un po’ più in grande del solito visto che abbiamo invitato tre professori, anziché due come abbiamo sempre fatto in passato. Speriamo in futuro di crescere ancora e arrivare a quattro docenti. Per il resto, quest’anno avremo un festival che si attiene alla formula già rodata con successo dei concerti pianistici affiancati ai corsi di perfezionamento di professori di fama mondiale».

Com’è stato riuscire a organizzare tutto nonostante l’emergenza sanitaria?

«Direi che lo scoglio più grosso lo abbiamo avuto ad aprile 2020 quando ci siamo resi conto che dovevamo annullare il festival. L’organizzazione del festival 2021 invece è avvenuta senza particolari difficoltà, anche se ci sono stati alcuni allievi che hanno espresso incertezza sulla possibilità di essere ammessi in Italia. Quasi tutti però sono riusciti a raggiungere Ferrara senza problemi».

Il Piano Festival ha sempre portato a Ferrara docenti, musicisti e allievi da diverse parti del mondo. Sarà così anche quest’anno?

«Sì, gli allievi arrivano da Italia e Europa ma anche da Cina, Giappone e persino Messico! I professori vengono da Francia, Germania e Italia. Una delle cose più belle del festival è proprio l’aria internazionale che si respira. Vorrei che il pubblico venisse più numeroso a vedere le master class, che vorrei ricordare non sono lezioni a porta chiusa, bensì aperte a tutta la cittadinanza. Anche per chi non è un musicista credo sarebbe interessante vedere i lavori in corso che sfociano nei concerti degli allievi».

Oltre alle master class ci sarà spazio per i saggi?

«I saggi degli allievi a mio parere sono la parte più interessante del festival e credo sia anche uno dei momenti che ha più successo tra il pubblico di Ferrara. Poi ci sono anche due recital solistici dell’austriaco Pavle Krstic e il russo Daniel Nemov, che si erano segnalati come i due migliori allievi dello scorso festival nel 2019. Tutti i concerti si svolgono nel grande loggiato di Palazzo Contabili e come da nostra tradizione sin dal primo festival si tengono su un grande pianoforte della ditta Fazioli di Sacile, che è uno dei marchi di prodotti prestigiosi italiani più famosi in assoluto a livello internazionale».

Com’è nato il festival?

«È passato qualche anno ma il ricordo è ancora vivo in me. Questo evento è innanzitutto legato al museo di Spina. Due dei miei posti preferiti di Ferrara nelle vicinanze della mia casa di famiglia sono il monastero di Sant’Antonio in Polesine e il museo. Quest’ultimo è un luogo bellissimo e ho avuto la fortuna, in questi primi sette anni, di avere a che fare con due direttrici, Caterina Cornelio e Paola Desantis, sempre molto interessate al mio progetto, così come anche dei dirigenti regionali che hanno avallato una collaborazione che spero vada avanti ancora per molti anni».

Il Covid-19 ha cambiato le sue abitudini di vita a New York? Anche la città che non dorme mai ha dovuto fermarsi?

«New York sta ormai uscendo completamente dalla crisi poiché la percentuale di vaccinazione è molto alta e si aggira di già sul 60%. Per cui non vi sono più le restrizioni che ancora esistono in Italia. È stata dura per un anno ma sembra davvero che siamo usciti dal tunnel».

Grazie anche a questo appuntamento riesce a mantenere un legame con la città, cosa le piace fare quando torni?

«Il festival per me è innanzitutto l’occasione per stare in mezzo a pianoforti e pianisti e poi è sicuramente un evento che mi tiene ancorato alla mia città, che tuttora considero con orgoglio essere mia, non solo un distante luogo natìo dal quale me ne sono andato. Ho sempre il sogno nel cassetto di tornare a stare a Ferrara, magari trasformando il festival, che per ora è un hobby, in un lavoro vero e proprio». —

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