“Amy & Blake”, Winehouse dieci anni dopo Conti: «Icona umana, ha cantato l’amore»
La rassegna estiva di Ferrara Off si apre oggi con lo spettacolo dedicato all’artista scomparsa nel 2011
L’INTERVISTA
Samuele Govoni
La Royal Estate di Ferrara Off parte da Amy Winehouse, stella della musica bruciata troppo intensamente e scomparsa a soli 27 anni. Dal giorno della morte sono passati dieci anni (era il 23 luglio 2011) ma la sua voce e le sue canzoni sono rimaste nella storia. Questa sera alle 21 in viale Alfonso I d’Este Alice Conti porta in scena “Amy & Blake. Concerto per le ultime parole d’amore”, con musiche dal vivo di Lorenzo Zanghielli. La protagonista, che è anche ideatrice e regista dello spettacolo, racconta il progetto teatrale e l’artista.
Come nasce la pièce?
«“Amy & Blake. Concerto per le ultime parole d’amore” nasce dal desiderio di mettere in scena una voce femminile contemporanea, un’autrice, potente e insieme fragilissima, segnata dalla dipendenza. Lei teneva insieme queste nature contraddittorie: la ragazza di quartiere (aveva la mia età quando ci ha lasciati) e l’icona. Una rock’n’roll star è qualcosa oltre il bene e il male. Non è né un modello né un esempio. È solo pericolosamente libera».
Proprio come lei giusto?
«Sì. Amy era una che, citando le sue parole, magari non sapeva cosa stava facendo ma ha conosciuto l’amore. In tutta la sua forza devastante. Lo ha vissuto fino in fondo e ce lo ha cantato, ce lo ha raccontato».
Lo spettacolo si concentra unicamente sulla figura della cantante o racconta anche il contesto da lei vissuto?
«In scena ripercorro la sua biografia e la sua opera, i suoi luoghi, la Londra di quegli anni, il taxi del padre, il divano della madre, interni famigliari da cui si guarda alla pioggia fuori, il centro di riabilitazione, la tana-casa dove si rifugiava dai paparazzi. Lo spettacolo è immaginato tra questi luoghi intimi e il palco dove spesso è stata gettata in pasto al pubblico nonostante le sue crisi di panico. Palco su cui – le sere buone – riusciva ancora a cantare e tra una canzone e un drink raccontarsi come ad un vecchio amico».
Il 23 luglio saranno dieci anni dalla morte di Amy Winehouse. Cos’ha lasciato?
«Amy scrive e canta dell’amore. Le persone sentono la vulnerabilità nella sua voce, si identificano con il sentimento universale che la colma e la distrugge, che le soffia dentro rendendola viva, un po’ più viva di tutti gli altri. Come una moderna eroina che allo stesso tempo ci solleva dalla responsabilità tragica di morire, o di vivere».
Chi era e chi è secondo lei?
«È un simbolo, un’icona planetaria dello sfascio, un talento musicale ineguagliato. A dispetto del suo ingombrante scompigliato personaggio è autrice di tutti i testi delle sue canzoni, un racconto ironico e spietato delle sue disavventure molto, troppo umane. Si dice che tanto più si alzano i suoi capelli, tanto più cresce la sua disperazione. Ma in fondo è anche una ragazza di 27 anni, ironica, intelligente, disperata. Una donna che ha vissuto fino in fondo, senza moderazione ed è bruciata in fretta».
Ingresso solo su prevendita online: www.ferraraoff.it. —
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