Intrighi e misteri sotto il sole di Riccione «Il mio giallo da ridere ispirato a Fellini»
Enrico Franceschini torna in libreria con “Ferragosto”: un nuovo caso da risolvere per il giornalista Mura
L’INTERVISTA
Samuele Govoni
Esce oggi “Ferragosto”, il nuovo giallo di Enrico Franceschini edito da Rizzoli. Il giornalista, corrispondente da Londra per la Repubblica, due anni dopo “Bassa Marea” torna in Romagna per un altro caso da risolvere. Tra misteri erotici, cronaca nera e miti dell’estate, l’autore torna sulla spiaggia.
Cos’è successo questa volta tra gli ombrelloni?
«In uno stabilimento balneare, una moglie teme che il marito la tradisca perché si allontana spesso dal tavolo delle carte. E un fotografo locale con lo studio sempre pieno di ragazze viene ritrovato assassinato in posa oscena. Ma dietro una questione di corna e un delitto a sfondo pornografico emerge un mistero italiano: possibile che Mussolini avesse nascosto un tesoro nella villa di Riccione in cui fino al 1943 trascorreva le vacanze?».
Andrea Muratori, detto “Mura”, è il giornalista-detective che tira le fila di tutto. Che personaggio è?
«Mura è un ex corrispondente estero in pensione che si è ritirato a vivere in un capanno sulla Riviera romagnola».
E chi sono gli altri protagonisti di questa storia?
«Accanto a lui i suoi inseparabili tre ex-compagni di scuola, le donne che li sopportano e li consigliano, e poi una bellissima trans brasiliana, una scaltra ballerina della Martinica, un manipolo di nostalgici del ventennio, tanto rhum e un po’ di olio di ricino. È un giallo da leggere sotto l’ombrellone ma anche una commedia sull’amicizia».
Nell’estate romagnola succedono cose strane, addirittura l’anno scorso una donna ha partorito in spiaggia tra le cabine di uno stabilimento. Che terra è per lei?
«È una miniera d’oro, di soldi che hanno trasformato questa terra un tempo dipendente dai campi e dal mare per sopravvivere, e di storie da raccontare, per giornalisti e scrittori. Una terra di grandi passioni e grandi esagerazioni, calorosa e allegra, con un sottofondo di malinconia, come insegnano i film del più grande poeta italiano, Federico Fellini, che fa da ispiratore del mio romanzo».
Nonostante la vita all’estero, se la concede ogni tanto qualche passeggiata in Romagna?
«Sempre. Sono nato e cresciuto a Bologna, ma ho passato in Romagna le mie prime venti estati e poi le prime venti di mio figlio: è come la mia patria adottiva. Se non continuassi a scrivere un po’ sui giornali da Londra, farei come Mura, il protagonista del mio libro, e mi ritirerei volentieri in pensione a Cesenatico. Nel libro ho messo una canzone di Luca Carboni che ho sempre in testa: “Mare, mare, mare, ma che voglia di arrivare...”».
Cosa le piace dei gialli?
«Penso che i gialli permettano di raccontare la realtà senza mai annoiare, anzi tenendo il lettore incollato alla pagina. I miei preferiti però non puntano tanto sull’intrigo da risolvere, quanto sui personaggi e sull’atmosfera: come quelli di Georges Simenon e Raymond Chandler, grandi maestri che tengo come modello». —
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