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FESTIVAL DI CANNES 

Undici minuti di applausi non salvano Moretti “Tre piani” non convince la critica transalpina

Undici minuti di applausi non salvano Moretti “Tre piani” non convince la critica transalpina

Il regista romano bocciato in Francia. Intanto Oliver Stone presenta la sua rivisitazione dell’assassinio di Kennedy

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Undici minuti di applausi, postati integralmente sul suo profilo social, una cena proprio durante la finale degli Europei tra Inghilterra e Italia di calcio e il parere della critica internazionale sul suo film “Tre piani”. «Tanti anni fa – spiega Nanni Moretti – andavo in piena notte a prendere i primi giornali arrivati in edicola per leggere tutte le critiche ai miei film. Oggi sono molto più sereno, alla fine ne leggerò pochissime».

FESTIVAL ED EUROPEI

Scrive Le Monde: «Moretti intreccia storie convenzionali sui mali di oggi senza ritrovare l’acutezza politica dei suoi film precedenti», mentre Le Figaro parla di un Moretti che questa volta «inciampa». Per Liberation: «Padri falliti, padri schiaccianti, mariti volubili o assenti, donne che li amano (troppo): questa grande e terribile melodia Tre piani di Nanni Moretti, dove si avvia il processo di una paternità tossica, assente o distruttiva, raccontando la vita degli abitanti di un edificio romano».

La proiezione del film ha coinciso con la finale degli Europei, nello stesso giorno in cui l’Italia disputava a Wimbledon anche la finale di tennis con Matteo Berrettini. Degli 11 minuti di applausi al termine della proiezione ufficiale al Grand Theatre Lumiere erano tutti felici meno uno, sia detto con ironia: «Non finivano mai, erano interminabili, io invece non vedevo l’ora di uscire e scappare a vedere la partita», racconta Riccardo Scamarcio. È stato avvistato che correva verso l’hotel con la compagna. Alcuni hanno disertato l’impegno come l’ad di Rai Cinema Paolo Del Brocco “bacchettato” da Moretti, altri sono arrivati dopo la partita, altri ancora come Margherita Buy intenta a guardare sul telefonino le fasi finali.

OLIVER STONE E JFK

A distanza di 30 anni da “JFK – Un caso ancora aperto”, Oliver Stone torna sull’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, questa volta con un documentario. “JFK Revisited: Through the Looking Glass”, presentato ieri al Festival di Cannes, è una sorta di aggiunta saggistica a uno dei film più sensazionali e controversi di Stone. Per il regista, 74 anni, è stato un modo per rispondere ai suoi critici e approfondire una storia a cui è legato da sempre. «Ero relativamente alle prime armi quando è uscito quel film. Ero ingenuo. Non sapevo che sarei stato colpito in questo modo ed è stato difficile», ha detto Stone in un’intervista. «A Hollywood – ha aggiunto – sono stato etichettato come “teorico della cospirazione” che penso sia un termine tratto da un documento della CIA del 1952, un tentativo di screditare le persone. Ma alla gente è piaciuto il film, ha funzionato».

La pellicola fu in nomination per otto premi Oscar, incluso il miglior film, e ne vinse due, incassando 200 milioni di dollari. Ma fu anche molto criticato. Tanto che anche intorno al nuovo “JFK Rivisited” circolano molti dubbi. Il documentario approfondisce le incongruenze nell’autopsia di Kennedy, la gestione delle prove chiave e i presunti legami di Lee Harvey Oswald con la Cia. «Penso che la cosa più importante sia il motivo per cui il presidente Kennedy è stato ucciso», ha detto Stone.

QUESTIONI CRIME

«Quando ho fatto “Jfk” non sapevo quello che so adesso. La storia di questo paese è incasinata», ha aggiunto. Non è la prima volta che il regista racconta attraverso la sua visione critica e provocatoria la storia americana. L’ultima volta l’aveva detto con “Snowden’”, nel 2016. Ma negli anni il suo scetticismo nei confronti della democrazia americana è aumentato. Così come quello nei confronti di Hollywood. «Trovo che molti registi americani sarebbero piuttosto bravi, ma si occupano di questioni di crime. Sono bravi con la violenza. Fatta eccezione per alcuni registi, non vanno mai contro la politica estera americana, e questo è sbagliato. È sbagliato».

«L’America – ha aggiunto ancora il cineasta statunitense – si sta censurando. Sta censurando Facebook, sta censurando l’ex presidente. Siamo spaventati. Abbiamo paura di sentire dire la verità».

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