Dagli Stati Uniti alla Svezia in cerca di pace Adderley troverà misteri e casi da risolvere
Oggi l’ultimo appuntamento con Autori a Corte: gli scrittori scandinavi presentano in diretta “L’ultima vita”
IL COLLOQUIO
Autori a Corte termina questa sera nel segno del noir nordico. Alle 19 in diretta sulla pagina Facebook della rassegna Peter Mohlin e Peter Nyström presentano “L’ultima vita. Un’indagine di John Adderley” (ed. HarperCollins), primo capitolo della saga di John Adderley. Una vita da cui scappare e da ricostruire, due piani temporali che si alternano e si ricongiungono nel 2019 quando un caso rimasto irrisolto per dieci anni si presenta alla sua porta catapultandolo in Svezia, sua terra d’origine.
La storia, come precisano i due autori che si raccontano alla Nuova Ferrara in vista dell’incontro, non è tratta da un fatto realmente accaduto. «Il cold case - dicono gli autori - è frutto della nostra fantasia, ma per tratteggiare i personaggi ci siamo ispirati a persone che conosciamo nella vita reale».
Il protagonista dagli Stati Uniti si sposta in Svezia.
«Il protagonista, ex agente dell’Fbi cresciuto negli Stati Uniti, è parte integrante dei contrasti che abbiamo voluto per la nostra storia. Lo abbiamo immaginato adattarsi ai ritmi di una cittadina svedese, trovare il proprio spazio nella piccola stazione della polizia di Karlstad in cui vige una diversa organizzazione del lavoro, dettata da regole in cui fatica a riconoscersi e ad accettare».
Anche tratti caratteriali e usanze sono diversi.
«Sì, il nostro protagonista arriva da una dimensione più grande e più dura. Un uomo schietto e impavido come John spicca in un contesto di questo tipo. Ci siamo divertiti parecchio nel mettere nero su bianco questi contrasti».
Come funziona la scrittura a quattro mani?
«Solitamente iniziamo a scrivere solo dopo esserci confrontati a lungo. Passeggiamo parecchio parlando di storie, personaggi, ambientazioni... ragioniamo a voce alta e ci confrontiamo su tutto e analizziamo ciò che vorremmo raccontare».
Insomma, una c’è una gestazione abbastanza lunga dietro le varie storie.
«Sì. Dopo aver elaborato una prima sinossi, in cui uniamo materialmente le idee e le strutturiamo in capitoli, scriviamo e correggiamo sistematicamente fino a quando non siamo entrambi soddisfatti del risultato».
Non vi arenate mai? Siete sempre d’accordo?
«Siamo amici d’infanzia e soprattutto siamo fedeli alle storie che narriamo: non permettiamo mai a eventuali disaccordi letterari di bloccare il flusso creativo».
Hoeg, Larsson, Lackberg, Mankell… Il noir nordico vive un’epoca d’oro. Perché tanto successo?
«Ne siamo sorpresi anche noi. Probabilmente uno dei motivi è l’ambientazione. La Scandinavia è terra di laghi, foreste, montagne, lunghi e ameni tratti di costa densi di piccoli centri abitati. Un paesaggio idilliaco e la quiete che vi regna sono sconvolti da omicidi, fatti di sangue, misteri sospesi a mezz’aria: forse è questo il mix ideale per creare un noir di successo». —
Giorgia Pizzirani
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